«Per ora no» rispose bruscamente Bruce.

«Bene, Mr Elringer. Non e stato in grado di aggiornare l’inventario delle camere da letto per cui presumo che anche l’inventario ufficiale possa essere sufficiente. Vorrei una copia del suo inventario.»

Bruce afferro il taccuino.

«Howie, accompagna Mr Elringer nell’ufficio del seminterrato e fai delle copie dell’inventario in suo possesso» disse Dwight tranquillamente, ma la sua pazienza si stava esaurendo.

«Le faro io» si affretto a dire Bruce. «Se lui vuole puo stare a guardare mentre le faccio.»

«Stara a guardare.»

«Bruce» lo trattenne Charlie. «Come mai ha voluto stilare un suo inventario? Lo ha iniziato lo scorso maggio, vero?»

«Lo sa perfettamente il motivo. Non mi fidavo di quello fatto da Rich. Non mi fido della gente che e entrata e uscita liberamente da questo posto. Cinquecento dollari di portaceneri, trecento dollari di lampade, migliaia di dollari di soprammobili! Qualcuno doveva pure tenere una lista, controllare dove andavano a finire gli oggetti.» Bruce si era alzato in piedi e continuava a stringere il taccuino. «Sa quanti soldi si sono gia volatilizzati? Migliaia di dollari! Sono i miei soldi, usciti da questa casa per la porta principale!»

«D’accordo, questo l’ha gia detto, ma che cosa e uscito dalla porta principale, precisamente? Insomma, si riferisce a qualcosa in particolare, o si tratta di un semplice sospetto?»

Bruce si chino e disse articolando minacciosamente le parole: «Una balena di malachite azzurra lunga all’incirca cosi.» Bruce indico una misura di trenta, trentacinque centimetri. «Settecento dollari! A cosa cazzo serviva? A chi puo servire una roba del genere in camera da letto?»

«Quando e scomparsa? Come faceva a sapere che mancava gia dallo scorso maggio?»

Bruce guardo prima Charlie e poi Dwight con un’espressione infuriata. «Brutti stronzi, state cercando di incolparmi anche di questo, vero? Non ci riuscirete! E per questo che ho iniziato a compilare l’inventario, per provare che qui qualcuno ha le mani lunghe. Quando sono arrivato a Smart House la prima volta, quella balena era in camera mia. Ho notato il soprammobile, ho guardato il prezzo sull’inventario e mi sono reso conto che quell’affare sarebbe stato una tentazione per qualcuno, cosi ho iniziato a redigere la lista. Ogni camera aveva qualcosa di simile, qualcosa di facilmente trasportabile, di costoso, di allettante. E per quale cazzo di motivo?»

«Quando si e accorto che era sparita?» gli domando nuovamente Charlie con la stessa pazienza di Dwight, ma anche con lo stesso tono incalzante.

«Che ne so. A giugno, a luglio, a un certo punto quando sono tornato quest’estate. Non c’e piu, capito? Chi cazzo puo sapere cos’altro manchera adesso?»

«E quando e ritornato ha aggiornato l’inventario della sua camera?»

«Ci puo scommettere che l’ho fatto! E l’ho aggiornato anche questa volta!»

«Stupendo» disse Charlie soddisfatto, e ritorno a rilassarsi sulla sedia.

Proprio mentre Bruce e Howie uscivano, entro uno degli uomini di Dwight Ericson. Il nuovo arrivato era un altro zelante agente in uniforme. Fece un saluto militare e Dwight lancio uno sguardo imbarazzato a Charlie.

«Credo che abbiamo trovato la bruciatura» disse il giovane poliziotto. Dwight e Charlie balzarono in piedi. «Quantomeno c’e il segno di una bruciatura sul balcone, e sembra recente. Penso non ci sia modo di saperlo con certezza.»

«Oh, che fortuna sfacciata» sussurro Charlie. «Che nessuno la tocchi! Sono ancora tutti nella biblioteca o nella sala tv?»

Il poliziotto si comporto come se quella situazione, in cui uno sconosciuto faceva domande e dava ordini, fosse stata assolutamente normale. Senza alcuna esitazione rispose che si trovavano ancora la.

«Si assicuri che ci restino» disse Dwight. «Andiamo a dare un’occhiata.»

Il segno era appena visibile, una macchia rossa sull’asse di legno del balcone. Quando Charlie vide che Dwight si stava avvicinando troppo lo trattenne istintivamente.

«E un esperto di bruciature?» gli domando Dwight con un certo sarcasmo, e per una volta la sua irritazione ebbe il sopravvento sul tono paziente che era riuscito a mantenere fino a quel momento.

«Oh, si» disse Charlie a bassa voce. «Eccome.» Ispeziono l’area a una trentina di centimetri dal bordo del balcone, nel punto in cui il pavimento era stato tagliato e incominciavano le scale che scendevano al livello del terreno. La ringhiera arrivava all’altezza della vita e aveva una sbarra intermedia di protezione. Il balcone era largo quattro metri e mezzo ma si stringeva alle estremita, la dove cominciavano le scale. Il punto in cui si trovavano, infatti, misurava tre metri, e le scale un metro e mezzo. La finestra piu vicina era quella dell’appartamentino di Gary Elringer. Reputandosi soddisfatto da quella prima generica valutazione dell’ambiente circostante, Charlie appoggio un ginocchio a terra e studio con maggiore attenzione il segno della bruciatura, si chino e la odoro. Si alzo e guardo Dwight.

«E qui che e stato colpito in testa ed e caduto il sigaro. Penso che riuscira a raccogliere abbastanza cenere da costituire un reperto, nella venatura del legno ne e rimasta un po’.»

Dwight lo guardava con un’aria vacua. «Lei e un esperto di incendi, vero? L’ho letto da qualche parte.»

Charlie annui. «E stato il mio lavoro per molti anni. Per moltissimi anni.» Si volto a guardare il mare con l’odore di bruciato ancora nel naso e troppi ricordi che emergevano dalla sua memoria, troppi incendi che avvampavano nella sua mente. «I suoi tecnici sono in grado di occuparsene?»

«Si. Taglieremo via la sezione, ma prima useremo un aspirapolvere.» Dwight comincio a dare ordini ai suoi uomini.

Con lo sguardo perso nell’oceano luccicante, Charlie penso ai tanti odori del fuoco. L’incendio senza acqua ne prodotti chimici produceva un odore ben definito, autunnale. Poi c’era l’odore ripugnante della plastica, delle fibre e dei prodotti chimici, un odore di legno bagnato, pittura e materiale isolante… Il fuoco freddo era ancora peggio. Senza fiamme ne calore, bruciava pian piano emanando vapori tossici, il fetore peggiore in assoluto. Poi arrivavano i muratori, sigillavano tutto e si diffondeva un nuovo odore, un odore dolciastro, simile alla decomposizione, e infine c’era il riflesso del materiale sigillante, un pallido colore bluastro con un’intensa patina di vernice…

«Andiamo giu a dare un’occhiata» gli disse Dwight.

Charlie lo segui in silenzio, immerso nei suoi pensieri. Avrebbero trovato dei solchi di ruota che ora avrebbero assunto un significato diverso rispetto a quella mattina, forse un paio di piante spezzate che in precedenza nessuno aveva notato, e con un po’ di fortuna anche una macchia di sangue. E infatti cosi fu. Trovarono le tracce delle ruote, una pianta spezzata e persino una minuscola macchia che sembrava sangue, ma sarebbero stati i test di laboratorio a determinarlo con certezza.

17

Prima di lasciare Dwight a sovrintendere alla rimozione della sezione di tavolato del balcone, Charlie gli disse: «La pistola saltera fuori. Se fossi in lei direi ai suoi uomini di cercare di nuovo nella camera di Maddie Elringer e nella sua auto.» Un lampo di soddisfazione baleno per un istante nei chiari occhi di Dwight.

«Gia, avrebbe potuto spostarla piu volte. A tra poco, Charlie.»

Charlie attraverso lentamente la veranda e raggiunse la porta a vetri scorrevole dove Constance lo aspettava. Appena entrato, la moglie gli prese la mano.

«Che ne dici di un caffe al bar del giardino, magari con dentro un goccio di qualcosa un po’ piu forte della caffeina?» gli domando Constance.

«Dove sono gli altri?»

«Nella sala tv o nella biblioteca. Sono in fermento. Mi sono trattenuta un attimo con loro ma me ne sono andata subito, c’era un’aria troppo elettrica per i miei gusti.»

«Andiamo al bar» disse Charlie con enfasi. «Hai visto?» le domando indicando la veranda.

«Ho visto abbastanza per immaginare quello che non ho visto. E una vera follia, non credi?»

Raggiunsero il bar dove Constance aveva gia preparato tazze e caffe. Mentre Charlie guardava la piscina turchese in fondo alla stanza con un’espressione accigliata, Constance verso il caffe. La cascata sollevava schizzi e brillava sotto la luce del sole, che filtrava attraverso la cupola di vetro. L’aria era opprimente e sapeva di cloro e gardenie. Cerco tra le bottiglie e prese del cognac, ne aggiunse una dose terapeutica al caffe di Charlie insieme a un cucchiaio di zucchero, lo assaggio e fece scivolare la tazza dall’altra parte del bancone.

Restarono seduti in silenzio per parecchi minuti, finche Charlie borbotto: «Milton e in camera sua a sfogliare delle carte con il sigaro acceso. Sente bussare leggermente alla finestra, apre la porta scorrevole e fa entrare l’assassino. Milton sa qualcosa, ma probabilmente non se ne rende nemmeno conto. L’assassino inizia a parlare, poco dopo tossisce per il fumo e propone a Milton di continuare la conversazione sul balcone. Prende dalla stanza qualcosa di pesante e lo porta fuori con se. Suggerisce di allontanarsi dalle porte, anche perche la camera di Beth e li accanto e potrebbe sentirli. Arrivano sino alle scale e l’aggressore colpisce Milton in testa uccidendolo all’istante. Il sigaro cade ma sul momento l’assassino non se ne accorge. Corre indietro, toglie un lenzuolo dal letto, ritorna da Milton e riesce piu o meno ad avvolgerlo, trascina il corpo fino al pianerottolo spostandolo dalla balconata in modo che nessuno lo possa vedere. C’e nebbia ed e improbabile che qualcuno sia andato a fare due passi, e anche se qualcuno avesse deciso di uscire a fare una passeggiata sul balcone, non avrebbe visto nulla. Fin qui tutto bene.»

Charlie assaggio il caffe e parve sorpreso. «Questo caffe e favoloso!» disse soddisfatto, e ne bevve un altro sorso. «L’assassino risale sul balcone, vede quel dannato sigaro e lo raccoglie. Avrebbe potuto semplicemente buttarlo via, invece lo porta con se. Sta allestendo una messinscena e il sigaro ne fa parte.» Charlie fece una pausa, socchiuse gli occhi immerso nei suoi pensieri e sorseggio dell’altro caffe. «Torneremo su questo particolare» disse infine. «Rientra in camera di Milton e vede che il letto e sfatto. Riordina il letto, quello a cui manca un lenzuolo, ci appoggia sopra la valigetta di Milton, prepara per la notte l’altro letto ma commette un errore. Come tu hai notato, infatti, non toglie il copriletto. Mi sembra che questa ricostruzione sia verosimile, passiamo alle impronte» disse. «Le impronte… Non dovrebbe averne lasciate molte ne sulle lampade, ne sul portacenere o sui soprammobili di rame. Perche pulire tutto allora?» Resto nuovamente in silenzio poi espiro lentamente e disse: «Ha dovuto cancellarle perche non c’erano le impronte di Milton su quegli oggetti.»

Charlie tacque e questa volta resto immobile con lo sguardo perso nel vuoto. Constance verso a entrambi dell’altro caffe e aspetto. Sapeva che era inutile chiedergli qualcosa adesso. In quel momento Charlie si stava ponendo una serie di domande a cui cercava di dare delle risposte, probabilmente le stesse domande che gli avrebbe fatto lei.

«E il portacenere» disse infine con convinzione. «L’arma del delitto dev’essere il portacenere. O lo ha avvolto nel lenzuolo con il cadavere, oppure lo ha riportato indietro e si e reso conto che avrebbe subito attirato l’attenzione per le macchie di sangue, per i capelli rimasti attaccati o per qualche altro particolare. Forse si era addirittura rotto. L’assassino quindi e costretto a procurarsi un altro portacenere e a cancellare le sue impronte, ma questo significa anche sostituire tutte le suppellettili con altre dello stesso materiale del nuovo portacenere, le lampade, i reggilibri e ogni altra cosa, e questo spiega perche non uno di quegli oggetti abbia le impronte di Milton. Insomma, l’assassino non l’ha fatto per cancellare le proprie impronte ma piuttosto per nascondere il fatto che nessuno di quei soprammobili faceva parte dell’arredo di quella stanza. Proprio cosi!» Sorrise a Constance, termino di bere il caffe e guardo il gigantesco atrio con aria compiaciuta. «Non male» disse.

«Charlie, falla finita. Vai al sodo.»

«Oh, d’accordo. Il resto e un gioco da ragazzi. L’assassino prende la pistola, va nella serra, ritorna con il carrello e lo sistema sotto il pianerottolo delle scale. Il pianerottolo si trova solo a un metro e venti dal suolo, il pianale del carrello e alto una sessantina di centimetri e non ci dev’essere voluto un granche per far rotolare la vittima dal pianerottolo fin sopra al carrello. L’assassino spinge il carrello sul ciglio della scogliera, li spara in testa a Milton e lo fa precipitare giu.» Charlie fece un’altra pausa e aggiunse: «Non era necessaria molta forza, sicuramente non con il carrello che abbiamo visto. Con quello diventa semplice per chiunque trasportare anche un cavallo.»

«Ti butto giu dalla sedia se non completi il quadro con i dettagli! La prima domanda e: perche? Sarebbe parso ugualmente un omicidio se Milton fosse stato ritrovato sul balcone con la testa fracassata.»

«L’assassino era troppo vicino alle camere, non ha osato sparare. Per quanto la casa sia ben isolata, avrebbero sentito il colpo di pistola.»

Constance cambio leggermente posizione, un cambiamento appena percettibile ma che non sfuggi a Charlie. All’inizio era stato lui a insistere perche Constance praticasse l’aikido, e di volta in

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