volta la esortava persino a mostrargli cosa aveva imparato, ma poi era arrivato un giorno in cui la moglie lo aveva guardato amorevolmente e gli aveva detto che forse era meglio se non gli avesse mostrato i nuovi movimenti.

«Milton non era piccolino» si affretto a dire Charlie. «Siamo giunti tutti alla stessa conclusione, ricordi? Non se ne sarebbe stato li fermo ad aspettare mentre qualcuno tentava di spingerlo giu dalla scogliera, ma se parliamo di un colpo di pistola allora la situazione e diversa. Non sono state rinvenute bruciature da polvere da sparo, e questo sembrerebbe indicare che il colpo e stato sparato da una certa distanza, in realta invece l’assassino doveva trovarsi molto vicino. Probabilmente quando troveranno il lenzuolo scopriranno anche le bruciature. Ma la cosa piu importante per il nostro assassino era che venisse considerato un omicidio, che ci fosse un’arma a indicare chiaramente l’implicazione di una persona, cosi che gli altri potessero essere scagionati. Non un altro fatale e misterioso incidente di un uomo precipitato da un balcone o da una scogliera, ma un omicidio compiuto deliberatamente con una pistola.»

Constance stava ancora meditando su queste cose quando Dwight li raggiunse, il volto asciutto, scavato dalle rughe e contratto. «Abbiamo trovato la pistola» disse. «Sotto al materasso di Maddie Elringer. Ieri non c’era.»

«Vuole del caffe?» gli domando Constance.

Dwight la ignoro e continuo a fissare Charlie con uno sguardo duro. I suoi occhi erano diventati ancora piu chiari, quasi incolori. «Comincio a chiedermi se lei non sappia un po’ troppe cose.»

Charlie si strinse nelle spalle e si appoggio al bancone del bar con aria indolente. «Come mai dice questo, Dwight?»

«E lei che comanda, vero? Ci ha condotto esattamente dove voleva evitando accuratamente di fornirci delle informazioni fino al momento in cui ha reputato opportuno concederne qualcuna. Cos’ha in mente? Sta lavorando solo nell’interesse di quella gente, non e cosi?»

Charlie rise beffardo. «Be’, lo sa che non sono qui in vacanza, e di sicuro non mi ha assunto lo stato dell’Oregon.»

«Sapeva perfettamente che quella pistola sarebbe stata ritrovata nella stanza della madre di Bruce!»

«Sbagliato, non lo sapevo affatto. Diciamo che sarei stato sorpreso se questo non fosse avvenuto. Bruce e stato incastrato, Dwight.» Il capitano arrossi leggermente, ma prima che potesse intervenire Charlie prosegui: «O e cosi, oppure Bruce e stato tanto astuto da prendersi gioco di un complotto.» Charlie termino di esporre la sua ipotesi e inarco le sopracciglia.

Dwight si rivolse a Constance. «E caldo?»

«Oh, si.» Constance verso un’altra tazza di caffe per Dwight.

Il capitano si sedette dietro al bancone del bar e fisso Charlie in modo pungente. «D’accordo, sono lo stupido del villaggio, il ruolo mi si addice perfettamente. Mi spieghi.»

«Il problema e che abbiamo a che fare con gente estremamente intelligente che ama i rompicapi, le trappole e le controtrappole. E cosi che si guadagnano da vivere, risolvendo degli enigmi. Enigmi informatici, ma il principio e lo stesso. Supponiamo che Bruce sia l’assassino e che sia stato abbastanza scaltro da aver intuito in anticipo di essere il principale sospettato a causa del suo ruolo e di cio che rappresenta. Bruce si adegua alla situazione, comincia la sceneggiala dell’imitazione di Gary e fa in modo che il suo comportamento risulti sempre insulso e sgradevole, ma non gravemente offensivo. Bruce si spinge oltre e costruisce delle prove piuttosto grossolane e dilettantesche come la terra davanti alla sua porta.» Guardo Constance che, nel sentire quelle parole, aveva emesso un leggero rumore espirando o sospirando.

«Ah!» esclamo Constance. «E quello che ho pensato quando ho trovato il computer portatile nel vaso di fiori. Chiunque con un minimo d’intelligenza non avrebbe nascosto il computer in un vaso per poi lasciare in giro delle tracce di terra che portavano proprio alla porta della sua stanza. Non aveva senso, ma poi mi e sfuggito di mente e non ci ho piu pensato. Il punto e che quando si esaminano le piante in quel modo non si rovescia nemmeno un granello di terra, come ti ho dimostrato quando ti ho fatto vedere quanto fosse compatta la massa di radici della gardenia.»

«Lo vede?» disse Charlie. «E proprio a cose come queste che mi riferisco. In entrambi i casi, indovinare dove si trovava la pistola era piuttosto facile. Poteva essere stato Bruce a nasconderla, ben sapendo che un bravo avvocato avrebbe smontato la tesi d’accusa degli inquirenti, oppure bisogna ipotizzare che qualcuno stia cercando di incastrarlo. La madre nasconde l’arma del delitto per conto del figlio assassino. Non mi sembra un granche come trovata, e piuttosto maldestra, anche se da un certo punto di vista interessante.»

«Charlie, sappiamo entrambi che a volte anche le persone intelligenti commettono errori terribilmente sciocchi quando si tratta di evitare un’accusa di omicidio di primo grado. Io dico che se ogni indizio e riconducibile alla stessa persona, allora per Dio e tempo di agire!»

«Non lo incrimineranno nemmeno, se lei non riuscira a provare un coinvolgimento di Bruce nelle altre due morti in maniera un po’ piu convincente di quanto abbia fatto finora. E in grado di farlo?»

«No, e lei?»

«Ci sto lavorando. Ancora niente lenzuolo?»

«No. Dove mi suggerisce di andare a cercarlo?»

Charlie sorrise amabilmente. «La spiaggia e grande, l’oceano e vasto. A che ora c’e la prossima bassa marea?»

«Se fosse stato tra quel dannato mucchio di scogli i miei uomini lo avrebbero gia trovato.»

«Forse hanno guardato nel mucchio sbagliato.»

Dwight lo fisso stizzito piuttosto a lungo, poi si alzo di scatto e si allontano.

Una volta soli, Constance disse: «C’era l’alta marea quando Milton e stato ucciso. L’assassino deve aver nascosto il lenzuolo da qualche parte in attesa di gettarlo in mare con la bassa marea, altrimenti l’acqua ritirandosi lo avrebbe portato alla luce. Forse l’ha nascosto in mezzo ai tronchi portati sulla spiaggia dalia corrente. Nessuno avrebbe potuto trovarlo prima che ritornasse a prenderlo.»

«Credo anch’io che sia andata cosi» disse Charlie. «Probabilmente vi ha avvolto dei sassi per appesantirlo, forse anche il portacenere, e verso l’alba, con la bassa marea, si e spinto fino al punto piu estremo degli scogli e ha lanciato il lenzuolo in mare.» Charlie sospiro. «Se lo ha fatto potrebbero non trovarlo mai piu, dipende dalle correnti, dalle cavita sul fondo, dalla forza con cui l’ha scagliato, insomma, da un sacco di cose.» Guardo l’ora e vide che era l’una passata. «Ti e venuta fame? Andiamo a vedere che cosa ha preparato Mrs Ramos per pranzo.»

Mrs Ramos era impegnata ad allestire un altro buffet e andava velocemente avanti e indietro passando dalla cucina alla sala da pranzo. «Dieci minuti» disse loro bruscamente.

«Abbiamo il tempo di andare a dare un’altra occhiata alla cella frigorifera» disse Charlie. Uscirono dalla porta sul retro della cucina. Li di fronte, attraversato lo stretto corridoio, c’era un’altra porta che dava accesso alla stanza definita da Gary 'La cantina per i tuberi'. Charlie apri la porta, accese le luci ed entrarono.

L’aria era fredda, umida e opprimente. Le luci al neon facevano assumere alle labbra un colore violaceo, e alla pelle un colore verdognolo e malsano. Constance rabbrividi e si strinse le braccia intorno al corpo. La prima volta quel luogo non l’aveva colpita particolarmente, mentre adesso aveva la sensazione che l’aria stessa nascondesse una nuova minaccia, e questo perche ora sapeva che l’assassino si trovava in quella casa. Charlie affretto il passo e scese velocemente le scale, attraverso la stanza fino al montavivande. Constance penso che anche lui doveva avvertire il suo stesso senso di oppressione. Charlie esamino la porta del montavivande, la apri e osservo l’interno della cabina, un cubicolo di acciaio inossidabile senza alcun elemento o particolari di rilievo. Appoggio a terra un ginocchio, passo la mano sul pavimento della cabina e sui punti di congiunzione delle pareti, poi arretro con un’aria corrucciata.

«Cosa stai cercando?» gli domando Constance rabbrividendo.

«Non lo so ancora con certezza. Se lo mando su la porta si blocca automaticamente. Mi chiedo se…» Prese il coltellino tascabile, lo apri, e con una mano lo tenne premuto contro l’intelaiatura della porta mentre con l’altra schiaccio il tasto di chiusura. La porta si chiuse contro la lama del coltello e Charlie cerco di forzarla senza riuscire a farla riaprire. Borbotto qualcosa a bassa voce e si guardo intorno. «Potresti portare qui uno di quei carrelli? Penso che in questo punto ci sia il sensore.»

Constance porto il carrello. Charlie premette il pulsante di apertura, la porta si apri senza difficolta e Charlie tolse la lama del coltello. «Ora vediamo se riesco a ingannare il meccanismo» disse. Rovescio il carrello sul fianco con le impugnature di acciaio posizionate all’estremita dell’intelaiatura della porta, si mise accanto al carrello e spinse con forza. «Prova a far chiudere la porta e a mandare su il montavivande, ammesso che parta.» Si punto saldamente contro il carrello e continuo a esercitare una pressione costante. Il meccanismo scatto e il montavivande comincio a salire. «Perfetto!» esclamo Charlie. «Appena smetto di fare forza pero potrebbe tornare giu. Dobbiamo cercare di lasciare la presa e contemporaneamente spingere il carrello sotto al pavimento della cabina. Al mio tre. Uno, due, tre, ora!» Charlie lascio la presa e Constance diede al carrello una spinta energica mandandolo nel pozzo del montavivande. La cabina non comincio a scendere, e se lo avesse fatto il carrello non sarebbe riuscito a sostenerne il peso, ma se non altro ne avrebbe frenato la discesa, o perlomeno fu questa la conclusione a cui giunse Charlie con una certa soddisfazione. Sorrise a Constance, si frugo in tasca in cerca della torcia portabile, si chino appoggiando nuovamente un ginocchio a terra per guardare dentro al pozzo del montavivande.

Quando esamino le pareti laterali fu ancora piu soddisfatto. Allora avanzo un poco sporgendosi ulteriormente per dare un’occhiata piu da vicino al muro di fondo, quello che confinava con l’ascensore segreto. Si era convinto che quell’ascensore fosse stato realizzato in un secondo tempo, e ora ne aveva la certezza. Quel muro era stato riposizionato, rifatto. Rispetto ai muri laterali non raggiungeva la stessa perizia nella fattura e nella rifinitura, e c’era persino una sorta di buco in fondo. Insomma, era piuttosto malfatto, penso Charlie, e la dentro faceva anche maledettamente freddo. Si rammento quanto lo avesse colpito l’aver trovato un muro tanto freddo la prima volta che aveva ispezionato l’ascensore segreto. In una casa cosi ben costruita come Smart House quel particolare era incomprensibile, e lui era stato stupido a non dare seguito a quell’intuizione. 'Stupido! Stupido!' ripete silenziosamente, e si accorse che quelle che stava fissando erano le sue dita, e in quel momento parevano incapaci di reggere saldamente la torcia. Aveva la sensazione che le dita fossero disgiunte dal resto del corpo, che fossero troppo grandi. Cerco di guardare la mano per verificare se ci fosse qualcosa che non andava, ma quell’operazione sembrava richiedergli uno sforzo eccessivo. Anche i suoi occhi erano disgiunti dal resto del corpo, penso divertito da quell’idea.

Constance si era sporta per vedere cosa stesse guardando Charlie, ma la fatica era diventata troppo grande per lei. Si accorse che la testa stava cominciando a pesarle eccessivamente ed ebbe paura che potesse diventare cosi pesante da trascinarla a terra. S’immagino riversa sul pavimento della cella frigorifera, ogni minuto sempre piu fredda, irrigidita dal gelo prima che qualcuno la trovasse e…

Di colpo Constance si raddrizzo e inspiro a fondo. Era stordita, gli occhi non riuscivano a mettere a fuoco gli oggetti.

«Charlie!» grido. «Charlie!»

Com’era strana quella piccola luce che si muoveva qua e la senza riuscire a fermarsi, stava pensando Charlie. Senti la voce di Constance chiamarlo in lontananza e penso che anche quello era strano. Poi la luce scese verticalmente lungo il muro e le dita gli parvero talmente distaccate dal corpo che non sarebbe piu riuscito a far risalire la luce nemmeno se lo avesse voluto. In quel momento desiderava solo mettere giu la testa e dormire. Udi di nuovo il suo nome, una voce convulsa e stridula che lo chiamava, e si scosse.

Constance cercava di tirarlo indietro con degli strattoni e lui tentava di uscire dal pozzo dell’ascensore, ma si sentiva talmente pesante che ogni movimento era rallentato, un vero patimento, e il carrello lo intralciava rendendogli l’operazione ancora piu difficile. Appena riusci a uscire e a districarsi dal carrello, Constance cerco di tirarlo su e metterlo in piedi. Charlie barcollava e la stanza sembrava ondeggiare, ma dopo un paio di profondi respiri cominciarono a trascinarsi l’un l’altro su per le scale. A ogni gradino l’aria migliorava. Arrivati in cima, inspirarono profondamente scossi da tremiti, spaventati e pallidi per lo scampato pericolo, cercarono di inspirare a fondo.

Constance cerco di girare il pomo della porta ma non accadde nulla. Tento di nuovo, e poi ancora con tutte e due le mani. Charlie la scavalco e ci provo lui.

«Siamo chiusi dentro» sussurro Constance. «Mio Dio, siamo chiusi dentro!»

«Sh, sh.» Charlie guardo la porta alle spalle di Constance. Era solida e aveva un pomo di ottone solo dall’interno. Dall’esterno invece c’era un chiavistello per evitare che qualcuno aprisse accidentalmente la porta mentre dentro purificavano l’aria. Charlie non perse tempo a tentare di forzarla ma si volto a guardare la stanza. Pareti di acciaio inossidabile, ripiani, bidoni, un bancone, il carrello rovesciato a terra e quello in fondo alla parete, la porta aperta del montavivande con dietro il pozzo e il montavivande al piano superiore. Anche se avesse saputo quale dei tubi stesse immettendo l’ossido di carbonio, non avrebbe comunque avuto la possibilita di fermarne l’erogazione.

«Non muoverti» le disse. «Salgo su con il montavivande e ti vengo ad aprire. Qui in alto l’aria e respirabile percio non muoverti.»

Constance non provo nemmeno a discutere. I suoi occhi chiari erano sgranati, il suo sguardo estremamente impaurito, era pallida come un cencio e persino le labbra avevano perso colore. Constance gli tocco la guancia e chiuse gli occhi un istante, tentando di trasferire in quella carezza tutto il suo amore. Charlie inspiro profondamente e, trattenendo il respiro, comincio a scendere le scale. Non aveva rotto nulla, si disse, il meccanismo avrebbe funzionato perfettamente. Spinse il carrello da una parte, poi ci ripenso, lo tiro nuovamente indietro e premette il pulsante di chiamata. Si

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