rese conto che prima doveva chiudere la porta, e si diede dell’idiota. Chiuse la porta, premette nuovamente il tasto di discesa e sali sul carrello per respirare l’aria che si trovava piu in alto. Non ricordava che quell’aggeggio infernale fosse cosi lento, ma ora sembrava cigolare e muoversi come una lumaca. Svuoto i polmoni e fece un respiro profondo senza sapere quanto quell’aria fosse contaminata, ma con la certezza che doveva per forza respirarla, buona o cattiva che fosse. Finalmente il montavivande arrivo, Charlie premette il pulsante di apertura e, costretto ad abbandonare la postazione, scese dal carrello, si abbasso per entrare nella cabina alta un metro e mezzo e resto chinato finche il montavivande comincio a salire lentamente.
In cima alle scale, intanto, Constance si era tolta una scarpa e la batteva contro la porta. Sapevano entrambi che era un gesto inutile, il locale era troppo ben isolato.
Nel montavivande Charlie trattenne il fiato immaginando quanto dovesse essere tossica quell’aria. Quando la cabina si fermo i suoi polmoni erano in fiamme, la testa gli pulsava, e a ogni battito gli pareva di vedere il reticolo delle vene riflesso nei suoi stessi occhi. Quando la porta si apri Charlie usci barcollando, vacillo, annaspo e cerco di precipitarsi verso la porta in fondo alla dispensa e di arrivare in corridoio. Camminava come un ubriaco. Ando a sbattere contro un muro, si allontano con una spinta, raggiunse la porta della cella frigorifera e armeggio con il chiavistello. Quando finalmente apri la porta Constance gli cadde tra le braccia.
18
C’erano state occasioni in cui Constance aveva colto nello sguardo di Charlie una rabbia talmente grande da intimorirla. La volta in cui la moglie di Stan Walinowski era stata picchiata tanto violentemente da aver perso un occhio, alla notizia Charlie era rimasto impietrito. Lui e Stan lavoravano insieme, e in seguito all’aggressione di Wanda Walinowski entrambi avevano cominciato a fare degli straordinari, a lavorare durante i fine settimana, oltre l’orario previsto, finche un giorno Charlie era rientrato a casa con uno sguardo angustiato, spaurito, e quella sera aveva fatto l’amore con lei in modo appassionato. Il giorno seguente aveva insistito affinche imparasse le tecniche di autodifesa e le aveva spiegato che se qualcuno le avesse messo le mani addosso non ci avrebbe pensato due volte a uccidere quel figlio di puttana. Ne in quel momento ne in seguito dubitarono del fatto che lo avrebbe ucciso veramente. Lui e Stan ripresero degli orari piu regolari e nessuno parlo piu di quella terribile aggressione ne del colpevole.
Quel pomeriggio Charlie era impietrito proprio come allora, penso Constance. Anzi, era raggelato. Era diventato un pezzo di ghiaccio. Dwight li trovo sui gradini della veranda appoggiati l’uno all’altro intenti semplicemente a respirare.
«Cos’e successo?» chiese.
Charlie non rispose e Constance gli racconto quel che era accaduto.
«Santo cielo, state bene?»
Appena Constance annui, Dwight si allontano in tutta fretta seguito da Howie. Pochi minuti dopo era di ritorno. «Non ci sono impronte» disse con disappunto. «La valvola dell’ossigeno era stata completamente chiusa e quella del biossido di carbonio completamente aperta.»
Charlie non alzo nemmeno lo sguardo.
«Quando sono usciti dalla sala tv e dalla biblioteca?» domando Constance.
«Subito dopo che vi ho lasciato. Mrs Ramos stava preparando il pranzo. Mi sembrava inutile tenerli chiusi in una stanza dopo aver ritrovato la pistola.»
Constance scosse lievemente la testa. «Ma certo. Non e stata colpa sua, Dwight, lo sappiamo.» Che bravo fratello minore sarebbe stato, penso Constance, cosi sollecito, cosi… Si rese conto con un sussulto che lo sguardo di Dwight esprimeva una grande consapevolezza, e quello sguardo era rivolto a Charlie. 'Un altro caso di solidarieta tutta al maschile' penso vagamente Constance. Dwight sapeva che Charlie si era trasformato in un pezzo di ghiaccio e ne comprendeva le ragioni.
«Che ne direste se andassi a prendere dei panini?» disse Dwight con un entusiasmo un po’ eccessivo. «Non avete mangiato niente e io nemmeno.»
«Cominci pure a mangiare» gli rispose Constance. «Prima voglio salire in camera. Ho bisogno di lavarmi, mi sento sporca.»
Prima ancora che avesse terminato di parlare, Charlie si era gia alzato. Constance si rese conto che quello era solo l’inizio. Charlie non l’avrebbe lasciata sola nemmeno un secondo finche non fossero stati lontani da Smart House.
Constance gli prese la mano e si accorse che era ghiacciata. «Be’, non e stato un vero attentato alle nostre vite» disse. «Non con il montacarichi come via di fuga. L’intenzione era solo di spaventarci.»
Dwight parve a disagio, guardo alternativamente lei e Charlie e disse lentamente: «Lo e stato. Sembra che nella dispensa qualcuno abbia cercato di forzare l’apertura della porta del montavivande con un palanchino. Se ci fosse riuscito la porta della cella frigorifera non si sarebbe aperta. Se Charlie non lo avesse anticipato forzando a sua volta la porta e riuscendo a tenerla aperta, l’assassino sarebbe riuscito nel suo intento.»
Charlie le strinse la mano con troppa forza.
«Charlie, stia calmo, d’accordo?» disse Dwight ancora con una certa esitazione. «Vecchio mio, non commetta stupidaggini.»
Finalmente Charlie lo guardo e sorrise. «Fare qualcosa di stupido a Smart House? Mi butterebbero fuori a calci nel sedere. Ha intenzione di richiamare i sommozzatori?»
«Si, saranno qui alle sei e trenta.»
«Bene, andiamo a darci una lavata.» Tiro Constance per la mano, entrarono in casa e salirono in camera.
Constance si fece la doccia e cerco di lavare via il senso di profanazione che provava. Le persone che subivano furti in casa dicevano di sentirsi cosi, penso Constance continuando a lavarsi energicamente, e anche le vittime di violenza. Chiuse gli occhi con forza e lascio che l’acqua bollente le cadesse sul viso, sulla testa. Profanata. Qualcuno aveva voluto ucciderla, aveva voluto uccidere Charlie. Se uno dei due fosse caduto a terra, non c’era dubbio che sarebbe morto, o forse sarebbero morti tutti e due, soffocati dall’ondata di anidride carbonica che si sarebbe depositata sul pavimento accumulandosi gradatamente fino a riempire la stanza. Scosse la testa rabbiosamente, decisa a smettere di pensare a quanto era accaduto, e invece rivide Charlie steso a terra sul pavimento, la faccia immersa nella pozza di veleno.
Charlie le ando incontro sulla porta del bagno, l’abbraccio e le annuso i capelli bagnati. «Sei tutta corrugata come un’uva passa» le disse infine allontanandosi per guardarla meglio. «Stai bene?»
«Piu o meno come puoi immaginare che stia un’uva passa. Cosa stai facendo?»
Le valigie erano sui letti, alcuni vestiti erano stati piegati malamente e riposti gia nelle valigie mentre altre cose erano semplicemente ammonticchiate li accanto.
«Leviamo le tende» rispose, e guardo mestamente il caos che era riuscito a fare. «Non dormiremo piu a Smart House, ci trasferiamo in un albergo o in un motel.»
Come riuscivano i suoi occhi a fare quello che facevano, si domando Constance. Alcune volte sembravano diventare inespressivi, opachi come una roccia levigata. «D’accordo» disse senza discutere. «Faro i bagagli, ma a una condizione, che prima mangiamo un boccone.»
«Non qui pero.» 'Pessima mossa mangiare nella casa in cui qualcuno ha tentato di ucciderti' penso Charlie. «Infilati qualcosa che saltiamo in macchina e andiamo in un posto dove si possano ordinare frutti di mare al vapore, birra e raffinatezze di questo tipo.» Guardo i fogli sulla scrivania. «Effettivamente e una buona idea toglierci di qui per un po’. Quelli li porto con me e non torneremo prima delle sei e mezzo.»
Incrociarono Dwight nel corridoio del piano terra. Il capitano diede loro le indicazioni per un ristorante specializzato in molluschi e disse che se tra un paio d’ore, intorno alle cinque e mezzo, fossero stati ancora li, li avrebbe raggiunti.
I frutti di mare erano perfetti, considero Charlie con soddisfazione dopo che ebbero terminato anche il secondo piatto da portata. Anche il tavolo era perfetto, con una bella vista sull’oceano e, cosa ancora piu importante, una bella luce. La signora di mezza eta dalla faccia simpatica che li aveva serviti ritorno con il caffe e i menu per il dolce, gli stessi a cui avevano gia dato una scorsa all’inizio del pranzo. Charlie domando se a qualcuno dispiaceva il fatto che occupassero il tavolo ancora per un po’, ma la donna, sorpresa, domando perche avrebbe dovuto dispiacere a qualcuno. Avevano a disposizione un tavolo ben illuminato e del caffe, cominciarono a sparpagliare i documenti che avevano portato. Constance si dedico a quelli che Charlie aveva gia letto, come l’assetto societario, le perizie del medico legale su Gary e Rich, le previsioni finanziarie… Spero ardentemente che tra quei fogli ci fosse anche l’inventario stilato da Bruce e mormoro: «Dannazione!»
«Sono d’accordo con te, ma a che proposito?»
«Bruce ha preso nota di eventuali oggetti spariti dalla sua stanza, giusto? La balena blu che dice essere scomparsa, per esempio.»
«Ho paura di si. L’inventario offre una scappatoia a chiunque in quella casa. Supponiamo che scompaia il leone marino di ghisa. Se Bruce dicesse: 'Non so di cosa stiate parlando. Non l’ho mai visto' chi potrebbe provare il contrario?»
«Ma perche darsi la pena di scambiare i soprammobili? Perche non lasciare semplicemente l’oggetto in questione nella camera di Milton, dove gia si trovava?» Constance si fermo poi disse: «Oh, capisco, hai ragione. Dev’essersi trattato per forza del portacenere. Sappiamo che Milton l’ha usato. Sarebbe risultato mancante anche se non fosse stata rilevata la scomparsa di nessun altro oggetto.»
Charlie rise nel vedere lo sguardo annoiato di Constance. Il cibo aveva avuto un effetto prodigioso sull’umore di Charlie, e la distanza da Smart House aveva contribuito. Ritorno nuovamente sull’orario che lui e Constance avevano elaborato riguardo agli spostamenti avvenuti durante il gioco la notte in cui c’erano state le due prime vittime.
Constance osservava il luccichio dell’oceano che saliva e scendeva in un eterno movimento. Il problema era che chiunque avrebbe potuto uccidere Milton e poi rimettere tutto in ordine, mentre nessuno aveva avuto modo di uccidere Gary e Rich. Constance annui, era esattamente quello il problema. Perche Rich Schoen non aveva reagito, non aveva lottato per difendersi? Perche Gary si era fatto spingere nella vasca idromassaggio senza trascinare con se anche l’altra persona? Forse l’ipotesi di Dwight dei due aggressori era l’unica plausibile. Forse, invece, alla fine i due corpi erano stati spostati, cosi come era accaduto per Milton. Le indagini della polizia avrebbero potuto essere state compiute in modo approssimativo, poteva essere stato commesso uno sbaglio. Constance aggrotto le sopracciglia rivolta verso l’oceano Pacifico. Per quanta approssimazione ci potesse essere, nessuno avrebbe potuto scambiare una morte per annegamento per qualcos’altro. Borbotto a bassa voce un altro 'dannazione', e Charlie le prese la mano.
«Andiamo a fare una passeggiata sulla spiaggia» le propose. «Torneremo alle cinque e mezzo per incontrare Dwight.» Il tono della sua voce era basso, estremamente tranquillo, tanto da farle pensare che fosse affaticato.
«Charlie! L’hai capito!»
«Non ancora, non ancora. Voglio rifletterci su. Camminiamo un po’.»
Camminavano fianco a fianco senza parlare, e Constance sapeva perfettamente che Charlie non stava prestando alcuna attenzione alla spiaggia. Quando si trovava in quello stato poteva continuare a camminare senza avvertire la minima fatica, o ripetere solitari all’infinito, oppure guidare per centinaia di chilometri. Quello che non riusciva a fare era restarsene seduto a non fare niente. Era come se dovesse dare un’occupazione al suo corpo, e gettarcisi a capofitto per non rischiare che in quei momenti la parte del suo cervello preposta alle varie funzioni di controllo intralciasse i suoi ragionamenti.
I bambini giocavano sulla sabbia, correvano avanti e indietro con secchielli d’acqua, costruivano castelli, fortini. Qualche adolescente sguazzava beato in mare, ma nessuno di loro nuotava con impegno. Le onde, sebbene il mare si stesse ritirando, erano troppo impetuose, l’acqua troppo fredda anche in agosto. L’aria sapeva di ozono, profumava di buono, di pulito, ed era piacevolmente fresca sebbene il sole fosse caldo. Quanti contrasti, quante contraddizioni, penso Constance. Incontrarono altre persone che passeggiavano sulla spiaggia, e queste sorrisero, annuirono, li salutarono. Constance rispose a ognuna, mentre Charlie continuava a essere immerso nei suoi pensieri. Alcune delle persone che correvano lungo il mare li raggiunsero e li superarono lasciando sulla sabbia bagnata delle orme profonde, e Constance penso a come Sherlock Holmes esaminandole sapesse dire l’altezza e il peso di una persona, o riuscisse ad affermare con certezza se trasportava qualcosa o qualcuno.
