Eugenia si rivolse alla D’Aubisson. «Dottoressa, se non si sente nulla, proprio nulla, e si e abituati a sentire sempre qualcosa, non e possibile che le orecchie immaginino di udire qualcosa tanto per sentirsi utili?»

La D’Aubisson accenno un sorriso. «Si e espressa in modo colorito, ma e vero. La privazione sensoriale puo provocare delle allucinazioni.»

«Ecco cosa mi ha disturbato, credo… Ma dopo avere sentito la mia voce e i miei passi mi sono calmata. Chiedetelo alle due guardie che sono venute a prendermi. Ero calmissima quando sono arrivate, e le ho seguite fino alla Cupola senza nessun problema… Chiediglielo, zio Siever.»

Genarr annui. «Me l’hanno detto. E poi, anche noi abbiamo visto. Molto bene, allora. Tutto risolto.»

«Assolutamente!» sbotto Eugenia, ancora pallida… di paura, o di rabbia, o per entrambe le cose. «Marlene non uscira piu. L’esperimento e finito.»

«No, mamma» ribatte Marlene, offesa.

La D’Aubisson alzo la voce, quasi a prevenire un diverbio rabbioso tra madre e figlia. «L’esperimento non e finito, dottoressa Insigna. Non e il momento di decidere se uscira ancora o meno. Dobbiamo ancora occuparci delle conseguenze di quel che e accaduto.»

«Cosa vorrebbe dire?» chiese Eugenia.

«Voglio dire, d’accordo parlare di voci immaginarie che si sentono perche l’orecchio non e abituato al silenzio… ma queste voci immaginarie possono essere collegate anche all’insorgenza di una certa instabilita mentale.»

Eugenia rimase esterrefatta.

«Ti riferisci al Morbo di Eritro?» disse Marlene.

«Non in particolare, Marlene» rispose Ranay D’Aubisson. «Non abbiamo alcuna prova. E solo una possibilita. Quindi ci occorre un’altra analisi cerebrale. Per il tuo bene.»

«No.»

«Non dire no» insiste la D’Aubisson. «E indispensabile. Non abbiamo scelta. Bisogna farlo.»

Marlene la guardo, meditabonda. «Tu speri che abbia il Morbo. Vuoi che abbia il Morbo.»

La dottoressa s’irrigidi, le si incrino la voce. «Che assurdita. Come osi dire una cosa simile?»

Ma adesso era Genarr che stava fissando la D’Aubisson. «Ranay, abbiamo gia discusso di questo piccolo particolare riguardo Marlene… e se lei dice che tu vuoi che abbia il Morbo, be’, devi esserti tradita in qualche modo. Sempre che Marlene parli seriamente e non lo stia dicendo solo per paura o per rabbia.»

«Parlo seriamente» confermo Marlene. «Era tutta speranzosa e eccitata poco fa.»

«Be’, Ranay?» chiese Genarr, un po’ gelido. «E vero?»

«Capisco a cosa si riferisce la ragazza» rispose la D’Aubisson, aggrottando le ciglia. «Sono anni che non studio un caso di Morbo in fase avanzata. E in passato, quando la Cupola era stata appena costruita ed era ancora una struttura primitiva, in pratica mi mancavano gli strumenti adeguati per studiarlo. Professionalmente, mi piacerebbe moltissimo poter studiare in modo approfondito un caso di Morbo con le tecniche e le strumentazioni moderne, per scoprire, forse, la vera causa, la vera cura, il vero metodo preventivo. Si, e una prospettiva eccitante. E eccitazione professionale quello che questa signorina, incapace di leggere il pensiero e senza esperienza in certe cose, interpreta come semplice gioia. Non e semplice.»

«Non sara semplice… pero e qualcosa di malvagio» replico Marlene. «Su questo non mi sbaglio.»

«Ti sbagli… Dobbiamo fare l’analisi cerebrale, e la faremo.»

«No» disse Marlene, urlando quasi. «Dovrete costringermi o darmi dei sedativi, e allora non sara valida.»

Eugenia intervenne, con voce tremula. «Non voglio che si faccia nulla se lei non e d’accordo.»

«Il fatto che sia d’accordo o meno non ha proprio nessuna…» inizio la D’Aubisson, poi barcollo all’indietro portandosi una mano all’addome.

«Che succede?» chiese automaticamente Genarr.

Poi, senza attendere una risposta, mentre Eugenia accompagnava la dottoressa a un divano e la convinceva a sdraiarsi, Genarr si rivolse alla ragazza. «Marlene, accetta il test.»

«No. Lei dira che ho il Morbo.»

«Non lo dira. Te lo garantisco. Non lo dira, a meno che tu non abbia davvero il Morbo.»

«Non ce l’ho.»

«Ne sono sicuro, e l’analisi cerebrale lo dimostrera. Fidati di me, Marlene. Ti prego.»

Marlene lancio un’occhiata alla D’Aubisson, quindi torno a guardare Genarr. «E potro uscire ancora su Eritro?»

«Certo. Tutte le volte che vorrai. Se sei normale… e tu sei sicura di essere normale, vero?»

«Sicurissima.»

«Allora l’analisi cerebrale lo dimostrera.»

«Si, ma lei dira che non posso uscire.»

«Tua madre?»

«E la dottoressa.»

«No. Non oseranno fermarti. Su, adesso di’ che farai l’analisi cerebrale, eh?»

«D’accordo. Faro come vuole lei.»

Ranay D’Aubisson si alzo in piedi a fatica.

LXIX

La dottoressa studio attentamente l’analisi computerizzata mentre Genarr osservava.

«Un’analisi strana» mormoro la D’Aubisson.

«Lo sapevamo fin dall’inizio» disse Genarr. «E una ragazza strana. Il punto e… non c’e nessun cambiamento?»

«Nessuno.»

«Sembri delusa.»

«Non ricominciamo, Comandante. C’e una certa delusione professionale. Mi piacerebbe studiare la malattia.»

«Come ti senti?»

«Gliel’ho appena detto…»

«Intendo dire, fisicamente. Hai avuto uno strano malore, ieri.»

«Non e stato un malore. Era tensione nervosa. Non capita spesso che mi accusino di volere che qualcuno sia gravemente ammalato… e che gli altri a quanto pare ci credano.»

«Cos’e successo? Una indigestione?»

«Puo darsi. Dolori addominali, in ogni caso. E vertigini.»

«Ti succede spesso, Ranay?»

«No» rispose brusca la dottoressa. «Ed e altrettanto raro che mi accusino di scorrettezza professionale.»

«Era solo una ragazza eccitabile. Perche prendersela tanto?»

«Le spiace se cambiamo argomento? Dall’analisi cerebrale non risulta alcun cambiamento. Se prima la ragazza era normale, e normale anche adesso.»

«In tal caso, qual e il tuo parere professionale? Puo continuare a esplorare Eritro?»

«Dal momento che apparentemente non ha contratto nulla, non ho motivo di proibirglielo.»

«Sei disposta a non limitarti a questo e a mandarla all’esterno?»

La D’Aubisson assunse un atteggiamento ostile. «Sa che sono stata dal Commissario Pitt…» Non sembrava una domanda.

«Si, lo so» disse Genarr.

«Mi ha chiesto di dirigere un nuovo progetto per lo studio del Morbo di Eritro, e ci sara uno stanziamento considerevole per finanziarlo.»

«Penso che sia una buona idea, e che abbia fatto bene a scegliere te come capo del progetto.»

«Grazie. Comunque, non mi ha nominata Comandante della Cupola al suo posto. Quindi, sta a lei, Comandante, decidere se Marlene Fisher puo avere il permesso di uscire sulla superficie di Eritro. Io mi limitero a

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