Gran Carro, e quelle sottostanti di una citta, probabilmente Nottingham, venne sopraffatto da un senso di irrealta simile a quello di una caduta senza fine. La disperazione si trasformo in panico e poi, d’un tratto, cesso. Cio che era successo era stato troppo rapido per essere captato dalla sua capacita di percezione. Un lampo di conoscenza gli fece sembrare assurdo quel panico. Poi le luci in basso parvero diventare piu brillanti. Un’ondata di appagamento, un senso di freschezza. Tutto passo rapidamente com’era venuto, lasciandolo smarrito e confuso. Senti di avere gli occhi stanchi, e li chiuse.
Un attimo dopo udi Fallada dire: — Sveglia, Olaf, siamo arrivati.
Si accorse che la cavalletta stava per atterrare su una strada deserta, e che i fari potenti illuminavano le cime degli alberi. Chiese: — Dove siamo?
Il pilota rispose, voltandosi appena: — A qualche chilometro da Huddesfield. Holmfirth non deve essere lontano.
Olaf guardo l’orologio. Segnava le nove e un quarto. Aveva dormito per mezz’ora.
Una volta a terra, la cavalletta cesso di essere azionata dai jet. le brevi ali si ritrassero, entrarono in funzione le ruote, e la cavalletta si trasformo in una grande auto. Un po’ piu avanti si fermarono a un incrocio. Un cartello stradale indicava in una direzione Barnsley, e nell’altra Holmfirth.
Heseltine disse: — E ancora presto. Direi che abbiamo tempo per fare un salto dal signor Pryce. Sergente, chiedete al Servizio Informazioni come possiamo trovare la Upperthing Road.
Il pilota premette alcuni pulsanti sulla guida stradale computerizzata. Sul pannello comparve la carta di Holmfirth, con una strada illuminata in rosso. Parker disse: — Siamo fortunati, ci siamo gia.
Impiegarono cinque minuti a trovare la casa, un “bungalow” di lusso, in vetro e fibraflex, al centro di un prato. Un riflettore illuminava una vasca ornamentale e le aiuole fiorite.
Una signora anziana venne ad aprire. Si allarmo vedendo tre sconosciuti. Heseltine le mostro il suo documento di identita. — E possibile parlare con vostro marito? — le chiese.
La donna chiese: — Siete quelli delle tasse?
Heseltine rispose: — No, no, non vi preoccupate. Ci serve solo un’informazione che forse vostro marito puo darci.
— Aspettate, per favore — disse lei, e spari all’interno.
Heseltine guardo Hans e Carlsen e strizzo l’occhio. — Evidentemente ha qualcosa sulla coscienza — disse.
Passarono alcuni minuti, poi la donna ricomparve. — Accomodatevi, prego — disse.
Li condusse in un salottino. A un tavolo c’era un uomo anziano, imponente, seduto su una sedia a rotelle, davanti a un piatto di cibi freddi.
— Il signor Arthur Pryce? — chiese Heseltine.
— Si. — Non sembrava allarmato, solamente incuriosito.
— Puo darsi che ci sia un errore signor Pryce, e se cosi fosse, chiedo scusa. Voi possedete una Crystal Flame, numero di targa QBX 5279L?
— Si. E la mia macchina.
— L’avete usata, oggi?
La donna s’intromise. — No, mio marito non puo guidare.
— Taci, Nell — disse il signor Pryce. Poi, rivolgendosi a Heseltine: — Perche, c’e stato un incidente?
— No, niente di simile. Vorremmo solo sapere chi stava guidando questa macchina.
La donna disse: — Sara stato Ned.
— Vuoi stare zitta? — si spazienti Pryce.
Heseltine chiese: — Chi e Ned?
Pryce fulmino la moglie con un’occhiata. — Nostro figlio — rispose. — E lui che dirige la fabbrica, da quando ho avuto l’incidente.
— Capisco. Potete darmi il suo indirizzo?
L’uomo riflette un attimo, poi disse: — Abita sull’altro lato della strada. Comunque, di che cosa si tratta?
— Niente di cui preoccuparsi, ve l’assicuro signor Pryce. Stiamo solo cercando di rintracciare una certa persona, e riteniamo che vostro figlio possa darci qualche informazione. A che numero e la casa?
L’uomo disse in tono cupo: — Centocinquantanove.
La donna, che adesso pareva rassicurata, li riaccompagno alla porta, e indico una casa a circa cinquanta metri da li.
— Quella con le tende rosse, non potete sbagliare.
La casa con le tende rosse era molto meno lussuosa dell’altra. Il giardino era pieno di erbacce. La macchina che li interessava era davanti alla porta del garage. Heseltine suono il campanello. Una voce femminile usci dal piccolo altoparlante inserito nel muro. — Chi e? — chiese.
— Polizia. Possiamo parlare col signor Pryce?
Nessuna risposta, ma un attimo dopo la porta si apri.
Una piccola donna bionda, con in braccio un bambino troppo pesante per lei, li sbircio timidamente da dietro la testa del piccolo. Sarebbe stata carina se non avesse avuto quell’aria da cane bastonato.
— Cosa volete? — chiese a voce bassa.
— Possiamo parlare con vostro marito?
— E gia andato a letto.
— Vi dispiace vedere se dorme gia? E molto importante.
La donna li guardo, chiaramente intimidita dal tono cortese ma autoritario di Heseltine.
— Ecco… se volete aspettare un momento…
— Certo.
La guardarono salire faticosamente le scale, barcollando quasi, sotto il peso del bambino.
Passarono alcuni minuti. Heseltine sospiro e disse: — Mi fa ricordare il periodo in cui facevo il servizio di pattuglia. Non mi e mai piaciuto violare l’intimita della gente.
Restarono in attesa nell’atrio, guardandosi intorno. Una carrozzina da bambini, un triciclo, uno scatolone di giocattoli… Cinque minuti dopo un uomo comparve in cima alla scala. Carlsen noto che era rosso di capelli, aveva parecchi chili di troppo, e il colorito era malaticcio. Aveva l’aria preoccupata, leggermente circospetta.
Sembro rassicurarsi quando Heseltine gli chiese, scusandosi per averlo disturbato, se poteva concedergli qualche minuto. L’uomo guardo su per la scala, poi li invito a entrare in soggiorno. Nella stanza c’era acceso un televisore a colori da sessanta pollici, il cui schermo era l’unica fonte di illuminazione. Pryce abbasso il volume, accese la luce, e si lascio cadere su una poltrona, passandosi una mano sugli occhi. Aveva mani grosse, coperte di peli rossicci.
Heseltine disse: — Signor Pryce, alle undici e venti circa di questa mattina, voi eravate a bordo della macchina che adesso e qui davanti a casa vostra. Eravate sulla collina.
L’uomo fece sentire una specie di mugolio ma non disse niente. Aveva l’aria di chi si e appena svegliato da un sonno profondo. Carlsen ne sentiva la stanchezza e la tensione.
Heseltine disse: — Vorremmo informazioni sulla ragazza col vestito a strisce rosse e gialle.
L’uomo alzo subito gli occhi, poi li riabbasso.
— Non ho fatto niente contro la legge, no? — disse.
La voce di Heseltine si fece rassicurante. — Assolutamente niente, signor Pryce. Nessuno ha detto il contrario.
L’uomo chiese, in tono aggressivo: — E allora, perche siete qui?
Fu Carlsen a intuire il sistema giusto. Guardandosi intorno aveva visto varie fotografie. In quasi tutte Pryce era ritratto sorridente, in gruppo con altri uomini.
Il signor Pryce era evidentemente un estroverso al quale non piaceva che lo facessero sentire in colpa. Carlsen si sedette in modo da vedere bene l’uomo in faccia.
— Voglio essere franco con voi, signor Pryce — disse. — Abbiamo bisogno del vostro aiuto, e tutto quello che ci direte restera fra noi. Vogliamo sapere che cos’e successo con quella ragazza.
Parlando, gli poso una mano sulla spalla. Immediatamente, fu come se si fosse inserito sullo schermo di qualcun altro. Era nella macchina di Pryce, e la scena era familiare, come un sogno gia sognato. Pryce stava leggendo il giornale, e all’inizio non aveva notato la ragazza seduta sulla panchina poco lontano. Poi anche la
