ragazza fu li, in macchina…
L’uomo chiese: — Che cos’ha fatto quella ragazza?
— Non ha fatto niente, ma dobbiamo rintracciarla. Dove siete andati, dopo che lei e salita in macchina?
Controvoglia l’uomo disse: — Verso la diga.
Carlsen ebbe una visione chiara della scena. I sedili abbassati, l’uomo che non riusciva a credere al suo colpo di fortuna mentre faceva scivolare la mano sulle cosce della ragazza… la sua sorpresa nello scoprire che lei non indossava biancheria intima…
— Dunque, avete fatto l’amore — disse Carlsen. — E poi?
Dal piano superiore venne un rumore di passi: Carlsen capto il sollievo di Pryce: la moglie non stava origliando alla porta.
— Siamo rimasti in macchina a chiacchierare. Poi lei ha proposto di andare in un albergo… E cosi siamo andati a Leeds.
— All’albergo “Europa” — disse Carlsen. — E a che ora ne siete uscito?
— Verso le sette.
— E a quell’ora la ragazza se ne era gia andata?
L’uomo si strinse nelle spalle. — Sembra che voi sappiate gia tutto. — La mano di Carlsen scivolo dalla spalla di Pryce, e il contatto si interruppe di colpo. Carlsen si alzo.
— Vi ringraziamo, signor Pryce. Ci siete stato molto utile.
Mentre si avviarono alla porta, Heseltine chiese: — Vi siete accordati per rivedervi?
L’uomo sospiro, poi annui, senza parlare. Con uno sforzo si alzo per accompagnarli. Aprendo la porta guardo in faccia Carlsen. — Forse voi mi biasimate — disse. — Ma non capita spesso un colpo di fortuna come quello.
Sorridendo, Carlsen disse: — Se mi permettete, sembra che quella ragazza vi abbia svuotato.
L’uomo sorrise. Ebbe un attimo di genuino buon umore. — Ma ne valeva la pena — disse.
Mentre tornavano alla cavalletta, Heseltine chiese a Carlsen: — Voi cosa ne pensate?
— Di che cosa?
— Ne valeva la pena?
— Dal suo punto di vista, si. Lei gli ha assorbito tutta l’energia, ma Pryce la recuperera in un paio di giorni. Non e peggio di una brutta sbornia.
— E non causa danni permanenti?
— Non saprei. La mia e soltanto una sensazione. Non so dirvi di piu.
Heseltine lo guardo con espressione curiosa ma non disse niente. Sulla cavalletta, il pilota stava consultando una carta.
— Ho gia parlato per radio con quelli dell’ospedale psichiatrico — disse. — Dovrebbe essere la, dove si vedono quelle luci, in cima alla collina… — Indico.
Heseltine guardo l’orologio. — Dobbiamo sbrigarci. Si sta facendo tardi.
Quattro minuti dopo, i fari della cavalletta illuminarono il massiccio edificio grigio. Mentre si avvicinavano, le finestre cominciarono a spegnersi.
Fallada disse: — Le dieci. Ora di dormire, per i ricoverati.
Il prato davanti all’ospedale era illuminato da un riflettore. Si abbassarono dolcemente su un cuscino d’aria, ed Heseltine chiese: — Possiamo atterrare senza pericolo? Non faremo scattare l’allarme radar?
— E gia stato disattivato, signore — disse il pilota. — Ho avvertito che saremmo arrivati verso le dieci.
Mentre toccavano terra, il portone dell’ospedale si apri. Contro la luce del corridoio si staglio una figura massiccia.
Heseltine disse: — Dev’essere il direttore. Quando gli ho parlato mi e sembrato un po’ strambo. — Poi si chino a mormorare nell’orecchio di Fallada: — A proposito, sostiene di essere un tuo grande ammiratore.
— Spero che le due cose non siano collegate — disse Fallada.
L’uomo venne loro incontro.
— Quale onore Commissario, quale onore! Sono il dottor Armstrong…
Era enorme. Carlsen stimo che pesasse almeno centrotrenta chili. Indossava un vestito largo, grigio, di un taglio fuori moda ormai da vent’anni. La voce era ben modulata, una voce calda, da attore.
Heseltine gli strinse la mano. — Molto gentile da parte vostra riceverci a quest’ora. Vi presento il dottor Fallada, e il Comandante Carlsen.
Armstrong tese una mano grassa coperta di folti peli grigi. — Sono confuso! Tanti ospiti famosi tutti insieme!
Mentre parlava, Carlsen noto che aveva denti grossi, scuriti dalla nicotina.
Armstrong li precedette lungo un corridoio. L’odore della cera profumata alla violetta, non riusciva a coprire quello di sudore e di cucina. Armstrong parlava in continuazione, e la sua voce sonora e melliflua echeggiava nel corridoio disadorno.
— Mi dispiace che mia moglie non sia qui. Diventera verde per l’invidia quando lo sapra. E andata a trovare dei parenti ad Aberdeen. Da questa parte, per favore. E il vostro pilota non entra?
— Resta a bordo per il momento. Guardera il notiziario alla TV.
— Mi scuso per il terribile disordine — disse il direttore fermandosi davanti a una porta. Carlsen noto che il battente era rivestito di una lastra metallica. — Sto facendo tutto io e… oh, George, sei ancora qui?
Un bel giovanotto leggermente strabico e con l’espressione assente disse: — Quasi finito.
— Be’, lascia stare. Farai domani mattina. Dovresti essere gia in camera tua. Prima d’andartene, pero, portaci un po’ di ghiaccio. — Mentre il giovane usciva, Armstrong mormoro: — E uno dei nostri pazienti fidati. Un bravo ragazzo.
Carlsen chiese: — Perche e qui?
— Ha ucciso la sorella minore. Per gelosia. Prego, accomodatevi, signori. Accettate un whisky, vero?
— Grazie.
Fallada noto una rivista appoggiata su una poltrona. — Vedo che state leggendo il mio articolo sul vampirismo — disse.
— Oh, si. Ho conservato tutti e quattro gli articoli apparsi sulla rivista di parapsicologia. Estremamente interessanti! Perche non scrivete un libro?
— L’ho gia scritto.
— Davvero? Magnifico! Non vedo l’ora di leggerlo. — Porse a Fallada un bicchiere con una abbondante razione di whisky. — E tutto cosi vero quello che dite. Mia moglie, per esempio, mi prosciuga! — Sorrise per far capire che stava scherzando.
Il giovane mise sul tavolo una coppa piena di cubetti di ghiaccio. Armstrong lo congedo: — Bravo — disse. — Adesso vai a dormire. Buona notte.
Uscito il giovane, Fallada disse: — E se invece se la svignasse per la porta principale?
— Non andrebbe lontano. Siamo circondati da un sistema di allarme elettronico.
— E se facesse uscire qualcuno dei prigionieri pericolosi?
— Impossibile. Sono chiusi in celle separate — rispose il direttore del manicomio criminale. — Allora, signori, alla vostra salute! Quasi non riesco a credere che siate davvero qui! — L’entusiasmo genuino lo rendeva quasi accettabile nonostante i suoi modi untuosi. Armstrong aggiunse: — Spero che sarete miei ospiti per la notte.
Heseltine disse: — Grazie, ma abbiamo gia fissato le camere al Continental di Huddersfield.
— Potete disdirle.
Fallada disse, pensoso: — Puo essere un’idea, considerato che domani mattina dovremo tornare qui.
— Magnifico! — esclamo Armstrong. — Ci sono camere gia pronte nell’ala degli inservienti. E ora, cosa posso fare per voi?
Heseltine si protese in avanti. — Stavate leggendo quell’articolo di Fallada sul vampirismo — disse. — Credete che esistano sul serio i vampiri?
Mentre Heseltine parlava, Carlsen provo una specie di mancamento, come se stesse cadendo all’indietro nel vuoto. Le voci si fecero lontane, e intorno a lui emerse il freddo abisso spaziale. Senti che stava perdendo energia, come se qualcuno gli avesse aperto una vena lasciandone sgorgare il sangue. Riprovo l’angoscia e lo smarrimento che aveva provato sul relitto alla deriva, e senti in risposta la sofferenza e la tensione dell’aliena che ora suggeva
