Terra.
In Hyde Park fiorivano i narcisi. Carlsen stava riposando su una sedia a sdraio, gli occhi chiusi, godendosi la bella giornata d’aprile. Era tornato da tre mesi e continuava a trovare tutto talmente bello da dargli quasi dolore.
Trovava penoso sopportare la gravita terrestre, quindi spesso si trovava in uno stato di piacevole spossatezza, quasi fosse convalescente.
Vicino a lui una voce disse: — Scusate, ma non siete il capitano Carlsen?
Apri gli occhi a malincuore. Ecco una delle seccature della celebrita: gli estranei che lo abbordavano per la strada.
Davanti a lui c’era un giovanotto robusto. Stava li in controluce, mani in tasca. Carlsen lo guardo corrugando la fronte.
— Non vi ricordate di me? Sono Seth Adams.
Il nome gli ricordava qualcosa, ma lui non sapeva cosa. Disse, tanto per dire: — Ah, si…
— Mia madre e una vostra amica… Violet Mapleson.
— Si. Certo. — Adesso ricordava.
— Vi dispiace se parliamo un momento?
Il giovanotto indico la sedia a sdraio accanto a quella di Carlsen.
— Prego. Accomodatevi — disse Carlsen, rassegnato.
Una voce femminile chiamo: — Seth, vieni o no? — Poi la ragazza si avvicino. Era vestita di bianco, era carina, e aveva un pechinese al guinzaglio. Il giovanotto le diede un’occhiataccia. — Si, fra un momento… — ma ormai la ragazza era davanti a Carlsen. A disagio, il giovanotto guardo il capitano. — Ti presento il capitano Olaf Carlsen, vecchio amico di mia madre — disse.
Carlsen si alzo e porse la mano alla ragazza. Lei spalanco gli occhi. — Oh, il Capitano Carlsen! Che bellezza! Avevo tanta voglia di conoscervi… Queenie, sta’ buona! — Il pechinese si era messo ad abbaiare furiosamente contro Carlsen. — Oh, Cristo! — impreco Seth alzando gli occhi al cielo.
— Non importa — disse Carlsen chinandosi ad accarezzare il pechinese.
— State attento che morde! — disse la ragazza. Ma il cane smise di abbaiare e lecco la mano di Carlsen dopo averla debitamente annusata.
— Oh! Non ha mai fatto cosi con gli estranei! — esclamo la ragazza.
— Senti, Charlotte — disse Seth — ti spiace andare a casa da sola? Dovrei parlare un momento col Capitano. — Prese la ragazza per il gomito, e il pechinese si mise ad abbaiargli contro.
— Smettila, mostriciattolo! — gli grido Seth, e il cane si rifugio fra le caviglie della ragazza. Seth si rivolse a Carlsen con un sorriso ingraziante. — Ci scusate un momento? — disse trascinando con se la ragazza. Carlsen accenno un mezzo inchino e si rimise a sedere osservando i due giovani con aria ironica. Quel Seth era tale e quale Violet, prepotente e tiranno quando voleva qualcosa.
Venticinque anni prima Carlsen era stato fidanzato con Violet Mapleson, figlia del Comandante Vic Mapleson, il primo uomo che aveva messo piede su Marte.
Quando Carlsen era tornato dal suo primo viaggio di tre mesi nello spazio, l’aveva trovata sposata con Dana Adams, attore della televisione. Il matrimonio era durato due anni, poi lei aveva lasciato Adams per sposare un armatore italiano. Adesso, dopo tre divorzi, Violet era ricchissima.
Carlsen udi la ragazza dire: — Che maniere! — Evidentemente lei avrebbe voluto restare e parlare con Carlsen. Ma Seth era fermamente deciso a mandarla via. Evidente che Seth aveva l’abitudine di fare i suoi comodi.
Pochi minuti dopo la ragazza se ne ando senza voltarsi. Seth torno da Carlsen e si sedette sulla sdraio vicina. Sorrideva.
— Sarete stufo di tutte le donne che cadono in estasi davanti a voi!
Carlsen cerco di dominare la sua irritazione. — Non e un problema — disse. — Comunque mi e sembrata una ragazza simpatica.
Con magnanimita, Seth disse: — Si, e simpatica. Ma io volevo parlare con voi, da solo. Mi sono infuriato quando mia madre mi ha detto che l’avevate portata a cena e lei… lei non aveva nemmeno pensato a presentarci.
— Gia e vero. E stata una cena tranquilla…
Violet l’aveva cercato appena lui era tornato sulla Terra, e gli aveva proposto una cena a casa sua. Conoscendola bene, Carlsen sapeva che sarebbe stata una serata in grande stile, con lui come attrazione. Si era difeso dicendo che era troppo stanco, il che era vero, e le aveva chiesto di cenare invece loro due al “Savoy”. Violet aveva accettato con buona grazia, e cosi avevano passato una piacevole serata a parlare dei vecchi tempi. Da allora Carlsen aveva inventato scusa su scusa per evitare di andare a cena a casa di Violet.
Seth si protese in avanti. — Sentite, sara meglio che metta le carte in tavola: lavoro per un giornale.
— Oh, capisco.
— Forse vi sorprendera… Il fatto e che mio padre e al verde, e mia madre e tutt’altro che generosa con me… Lei si preoccupa unicamente dei suoi ricevimenti di fine settimana. Al giornale danno cento miseri dollari per una colonna di pettegolezzi sulla “Gazzette”.
Carlsen fece un sorriso di comprensione. Dieci anni prima avrebbe provato una violenta antipatia per quel giovanotto viziato, con tanti capelli ondulati e le labbra sensuali. Adesso l’ascoltava con distacco, chiedendosi come avrebbe potuto abbreviare l’incontro. Chiese: — Volete intervistarmi?
— Sarebbe fantastico… — Dal tono, Carlsen capi che il giovane aveva in mente qualcosa di piu. Seth sbircio Carlsen, e fidando nella sua comprensione disse: — Sarebbe possibile?
Carlsen sorrise. — Direi di si. Ma c’e un problema. L’istituto ricerche ha indetto una conferenza stampa per le dieci di domani mattina. Io ci saro. Credete che al vostro direttore possa interessare una seconda intervista?
— E proprio per questo che volevo intervistarvi prima della conferenza stampa.
— Credete che la preferenza potrebbe andare a un’intervista non ufficiale?
— Sono convinto di si se nella mia si dicessero cose piu interessanti che nell’altra.
— Capisco. Avete in mente qualcosa di particolare?
— Ecco, sarebbe davvero un grosso colpo giornalistico se… — Seth Adams stava usando il tono di un ragazzo che parla con il suo idolo di calcio. — Non mi importa se mi mandate al diavolo… io ve lo dico lo stesso… ecco, sarebbe magnifico se potessi entrare nel laboratorio a dare un’occhiata a quelle creature.
Carlsen rise. — Non si puo dire che non avete ambizioni.
— Gia… — L’espressione di Seth si incupi: l’aveva preso come un rimprovero. — Oscar Phipps del “Tribune” pero li ha visti.
— Phipps e un vecchio amico del direttore del laboratorio.
— Lo so. Voi pero, per parlare chiaro, siete un vecchio amico di mia madre.
Seth sorrise con aria carica di sottintesi, e Carlsen si rese conto che il giovanotto credeva che lui e sua madre fossero amanti. Forse credeva persino che lui, Carlsen, fosse il suo vero padre.
Per guadagnare tempo, disse: — Non mi sembra pero che l’argomento sia adatto a una rubrica di pettegolezzi.
— Certo che no. Ma e proprio qui il punto. Per parlare chiaro, un cronista mondano non e nessuno. Ma se potessi avere un’intervista esclusiva con voi e vedere il laboratorio spaziale, diventerei subito un giornalista serio.
Carlsen si guardo in giro distrattamente, pensando che non gli piaceva la gente che usava come intercalare “per parlare chiaro”. D’altro canto si sentiva un po’ colpevole nei riguardi di Violet. Se avesse rilasciato un’intervista esclusiva a suo figlio si sarebbe disobbligato. Disse: — Dunque volete portare via il posto a un collega?
— Non e che lo voglia, ma se va cosi… — Gli occhi di Seth brillavano di speranza. Sentiva di aver vinto.
Carlsen sospiro. — D’accordo — disse. Guardo l’orologio. — Andiamo.
— Adesso subito? — Seth pareva non credere alla sua fortuna.
— Sara meglio, se volete scrivere quell’articolo.
Camminando verso Marble Arch in cerca di un tassi, Seth chiese: — Sara possibile fare un paio di foto, nel
