— Proprio cosi. Vedi, mi erano giunte all’orecchio alcune notizie interessanti provenienti da Deverry, secondo cui pare che un tizio si sia addentrato nell’Yr Auddglyn con una dannata quantita di gioielli rubati. A proposito, pare che si trattasse di un completo idiota, perche stava cercando di fingersi un mercante ma aveva sella e briglie degni di un gwerbret… e per di piu si trattava di una sella da guerriero.
Jill fece del suo meglio per apparire a stento interessata.
— Dunque, se le pietre sono ancora nell’Yr Auddglyn — prosegui Ogwern, con aria piuttosto meditabonda, — la cosa non mi riguarda. Alcuni dei miei ragazzi hanno pero cercato di rintracciare quel supposto mercante per liberarlo dal peso delle gemme che aveva con se ed hanno seguito le sue tracce fino al fiume Lit, dove sono scomparse.
— Aha, quindi tu ti stai chiedendo se per caso quel tizio non sia entrato nel tuo territorio. Doveva avere con se oggetti davvero preziosi se ogni ladro del regno lo sta cercando.
— Molto preziosi. Si dice che quelle gemme appartenessero addirittura al re.
— Suvvia… come potrebbe qualcuno derubare il re?
— Una buona domanda, daga d’argento, una domanda davvero molto buona. Io ti sto soltanto riferendo cio che ho sentito. Pare pero che una di quelle pietre sia un rubino grande quanto l’unghia del tuo pollice… sai che valore puo avere una gemma del genere? Inoltre ci dovrebbe essere anche un opale grosso come una noce e se di solito gli opali valgono meno delle altre pietre, uno di simili dimensioni e talmente raro da costituire di per se una fortuna.
— Non ne dubito. Mentre ero a Marcmwr ho sentito parlare di un anello con un zaffiro. Pensi che faccia parte dello stesso bottino?
— Potrebbe darsi. — Ogwern la fisso con occhi che brillavano fra le pieghe di grasso. — Cosa hai sentito, esattamente?
— Che era un anello maledetto — rispose Jill, riflettendo in fretta per presentare il concetto di una gemma pervasa dal dweomer in termini comprensibili per il suo interlocutore. — Dicevano che si tratta di una pietra capace di inviare pensieri alla mente e che la sua luminosita cambia in modo strano, ma probabilmente sono tutte sciocchezze.
— Ascolta, non ti fare mai beffe delle gemme maledette. Nella mia grassa ma preziosa vita ho maneggiato parecchie pietre preziose, e saresti sorpresa dal potere che e racchiuso in alcune di esse. Una gemma veramente buona ha una sua vita… perche pensi che gli uomini le desiderino tanto? — Ogwern s’interruppe, tamburellando con le dita sul piano del tavolo. — Una gemma maledetta, eh? Questo potrebbe spiegare qualcosa. Uno o due ragazzi che conosco hanno tentato di derubare quel tizio, ma hanno fatto una brutta fine. Uno e morto precipitando da un’alta finestra mentre stava cercando di scalare la parete, e il suo compagno ha detto che e stato proprio come se qualcuno l’avesse spinto. Non so che ne sia stato dell’altro.
Il pensiero proveniente dalla pietra echeggio di nuovo nella mente di Jill.
— C’e qualcosa che non va? — domando Ogwern, in tono brusco. — Sembri pallida.
— Oh, non e nulla, sono soltanto stanca per la lunga cavalcata.
Nel frattempo, la sala della taverna aveva cominciato a riempirsi. Pochi per volta, giovani dall’aspetto anonimo sgusciavano dentro, prendevano un boccale di birra e si andavano a sedere insieme nell’ombra, in silenzio: accanto al camino, intanto, il magro locandiere stava sfilando dallo spiedo alcuni polli arrostiti.
— Resta a cenare qui — propose Ogwern a Jill. — Il cibo e dannatamente migliore di quello della Volpe in Fuga: e cosa risaputa che la sguattera si pulisce il naso mentre gira lo stufato.
Il cibo era effettivamente assai migliore di quanto Jill avrebbe supposto. Il locandiere le porto un vassoio con mezzo pollo e qualche fetta di pane fresco, e servi ad Ogwern un pollo intero e una grossa pagnotta. Mentre i due mangiavano i ladri si avvicinarono a turno per scambiare qualche parola con Ogwern o consegnargli del denaro; quando infine il giovane catturato da Jill entro nella sala, Ogwern gli segnalo di avvicinarsi con un cenno imperioso della mano in cui brandiva una coscia di pollo.
— Questa e Jill — disse al ladro. — Jill, questo e l’Airone. Posso confidare che non ci siano rancori fra voi?
— Nessuno, da parte mia — garanti Jill.
— Lo stesso vale per me — replico l’Airone, indirizzandole un accenno d’inchino. — Senti, dal momento che sei passata dall’Yr Auddglyn…
— Ne stavamo giusto parlando — lo interruppe Ogwern, — e lei…
Qualcuno busso con forza alla porta e il locandiere si affretto ad andare a vedere, mentre alcuni fra i presenti si accostavano alle finestre. Dopo aver sbirciato fuori, il locandiere scosse il capo in un gesto di diniego, e tutti si rilassarono.
— Non sono le guardie, capisci — sussurro Ogwern a Jill. Intanto il locandiere si era ritratto dalla soglia, lasciando entrare un uomo alto e largo di spalle, che indossava semplici calzoni grigi e una camicia macchiata di sudore, stretta intorno alla vita da una pesante cintura da cui pendeva una spada infilata in un fodero dall’aria costosa; il modo disinvolto e controllato con cui l’uomo si muoveva disse a Jill che sapeva usare bene l’arma. Lo sconosciuto si diresse verso il tavolo di Ogwern e l’Airone si affretto a togliersi di mezzo, una reazione che Jill trovo comprensibile perche non aveva mai visto occhi come quelli dell’uomo biondo che le stava davanti… azzurri come il ghiaccio, assolutamente gelidi e determinati, come se lui avesse contemplato tante cose nauseanti da essere ormai costretto a guardare il mondo soltanto con disprezzo. Senza riflettere, poso d’istinto la mano sull’elsa della spada e nel notare il suo gesto lo straniero sorrise, increspando appena le labbra.
— Er… buona sera — saluto Ogwern. — Devo dedurre che desideri parlare con me?
— Forse. Dipende da cio che questa daga d’argento ha da dire.
La voce dell’uomo non era particolarmente sgradevole, suonava soltanto fredda e secca, ma Jill rabbrividi comunque quando lui si giro a guardarla.
— Non credo che ci siamo mai incontrati, signore — osservo.
— Infatti, ma mi e stato dato di capire che hai con te un gioiello rubato. Sono disposto a pagartelo in oro.
— Ti sbagli — replico Jill, consapevole che Ogwern la stava fissando con divertita sorpresa, come se stesse pensando di essere stato precedentemente imbrogliato da lei. — Non ho gioielli da vendere. Cosa ti aspettavi che possedessi?
— Un opale, piuttosto grosso… e risaputo che voi ladri amate contrattare, ma ti garantisco che posso pagarti molto piu di qualsiasi ricettatore. So che lo tieni in quella sacca che porti al collo. Tiralo fuori.
— Se avessi quest’opale, lo venderei a te — dichiaro lei, sentendo una forza estranea porle in bocca quelle parole, — ma l’unico gioiello che posseggo e una spilla.
Lo sconosciuto socchiuse gli occhi con espressione irritata mentre Jill esibiva la sacca, l’apriva e ne tirava fuori… una spilla d’ottone di fattura comune, con pezzi di vetro al posto delle gemme, cioe proprio cio che si era aspettata di trovare.
— Non scherzare con me, ragazza! — ringhio l’uomo.
— Ti giuro che questo e il solo gioiello che posseggo.
Lo straniero si protese in avanti sul tavolo e la fisso negli occhi, trapassandola con lo sguardo come se volesse leggerle nell’anima, in un modo che la indusse a pensare a Nevyn.
— Quello e davvero il solo gioiello che possiedi? — insistette.
— Infatti — confermo Jill, incontrando una notevole difficolta a parlare. — Ti ho detto la verita.
Gli occhi dello sconosciuto parvero divenire piu scuri e lei si accorse che il sondaggio nella sua anima si stava facendo piu profondo. Con uno sforzo di volonta si libero e scrollo il capo, prendendo in mano il boccale pieno di birra con l’intenzione di scagliarlo contro l’uomo se questi avesse tentato altri trucchi. Lo sconosciuto pero si pianto le mani sui fianchi e si guardo intorno con espressione onestamente sconcertata.
— Cosa significa tutto questo? — intervenne Ogwern, secco. — Jill ti sta dicendo la verita.
— Questo lo so, grasso maiale! Hai tu la pietra? Sai dove si trova?
— Quale pietra? — ribatte il grassone, posando la coscia di pollo e passandosi le mani sulla camicia… durante il gesto Jill noto il lieve bagliore indicante che Ogwern aveva impugnato la sua daga. — Senti, non puoi fare irruzione in un’onesta locanda in questo modo. Sii tanto gentile da dire che cosa vuoi e vedremo se possiamo
