«Niente a che fare con la droga, mi pare.»
«No. Mi riferivo al mio lavoro precedente. Per dodici anni sono stato ispettore della polizia investigativa di Monaco.» La guardo di nuovo negli occhi. «Di omicidi ne so abbastanza per assicurarle senza alcun dubbio che l’indagine della polizia islandese su questo caso presenta numerose lacune. Non ho nemmeno avuto bisogno di incontrare i membri della squadra investigativa per rendermi conto che l’ispettore non ha la minima idea di cosa stia facendo.»
«Come si chiama l’ispettore?»
Thora sospiro quando capi, nonostante la pessima pronuncia dell’islandese, la risposta di Matthew: Arni Bjarnason. «Conosco quel tipo da altri casi: un asino con la coda. Che sfortuna capitare proprio con lui!»
«Esistono inoltre altri motivi per cui la famiglia ritiene che lo spacciatore non c’entri niente.»
Thora sollevo lo sguardo: «Per esempio?»
«Poco prima della sua morte, Harald aveva prelevato un’ingente somma di denaro dal suo conto bancario. E ancora non hanno scoperto che fine abbiano fatto quei soldi. Si tratta di una cifra assai maggiore di quanto avrebbe potuto spendere per della droga, neanche se avesse voluto bucarsi per molti anni!»
«Forse aveva investito il denaro nello spaccio di stupefacenti, non crede?»
Matthew sbuffo ironicamente: «Da escludere. Harald non aveva bisogno di denaro. Lui stesso era ricchissimo, avendo ereditato una somma spropositata da suo nonno».
«Capisco.» Thora non voleva continuare quella sorta di primo grado, pero le interessava sapere se ci fosse altro dietro tutta la faccenda. Magari passione per i gesti spericolati o semplicemente stupidita.
«La polizia non e riuscita a dimostrare che lo spacciatore abbia preso il denaro svanito. La sola connessione venuta in luce tra Harald e il mondo dello spaccio riguarda l’acquisto saltuario di dosi per uso personale.»
Finalmente l’ordinazione arrivo sul tavolo e i due mangiarono senza rivolgersi la parola. Thora si sentiva a disagio, purtroppo, pero, non le era mai venuto naturale parlare tanto per parlare, per cui decise di rimanere zitta.
Alla fine del pranzo ordinarono il caffe e quasi immediatamente ne comparvero due tazze bollenti, la zuccheriera e una brocca d’argento con il latte.
Thora sorseggio il caffe, infine ruppe il silenzio: «Ha con lei il contratto a cui dovevo dare un’occhiata?»
Matthew si allungo verso la valigetta sulla sedia accanto alla sua e tiro fuori una cartella sottile che consegno all’avvocatessa: «Tenga. Lo porti pure via: domani lo potremo leggere insieme per apporre le eventuali modifiche da parte sua, previa approvazione della famiglia Guntlieb. Comunque, si tratta di un accordo equo e onesto, che dubito possa sollevare qualche obiezione.» Matthew infilo di nuovo la mano nella valigetta e vi estrasse un’altra cartella, molto piu spessa.
«Prenda con se anche il dossier di cui le ho parlato e gli dia un’occhiata prima di prendere una decisione definitiva. Dalla lettura emergeranno dettagli tristi e disgustosi, di cui vorremmo sia al corrente in anticipo.»
«Ma lei crede davvero che io non me la senta?» chiese Thora, un po’ offesa dal suo tono paternalistico.
«In verita non so proprio cosa dirle, ed e per questo che la prego di dare una rapida scorsa al fascicolo. Contiene anche le foto della scena del delitto, che non sono certo per stomachi deboli, oltre a pagine di descrizioni alquanto ripugnanti. Tramite una persona di cui non ho alcuna intenzione di rivelare l’identita sono riuscito a procurarmi ulteriori dettagli riguardanti l’indagine della polizia». Matthew poso la mano sulla cartella. «Qui si trovano anche informazioni sulla vita privata di Harald, particolari del tutto confidenziali e assai delicati che solo pochi conoscono. E sottinteso che, nel caso decida di rinunciare all’incarico, tali informazioni dovranno rimanere segrete. La famiglia Guntlieb non tollerera fughe di notizie di alcun genere.» L’uomo tolse la mano dal dossier e guardo Thora negli occhi: «Non ho intenzione di appesantire ancor di piu il loro fardello».
«Capisco», rispose Thora. «Le posso garantire che non sono abituata a spettegolare del mio lavoro.» Lo fisso di rimando e aggiunse decisa: «Mai».
«Perfetto.»
«Ma se avete gia raccolto tutti questi dati, per quale motivo vi siete rivolti a me? Non mi sembra che abbiate avuto difficolta a ottenere cio che volevate anche senza il mio aiuto.»
Matthew tiro un respiro profondo: «Le diro subito il perche. Io sono uno straniero qui. Occorrera parlare con persone che, sicuramente, a me non diranno mai la verita. Finora non ho fatto altro che grattare la superficie, e la stragrande maggioranza delle informazioni sulla vita privata di Harald le ho ottenute in Germania. Non sono il tipo a cui gli altri amano rivelare dettagli personali delicati e scabrosi».
«Il che non mi sorprende…» si lascio sfuggire Thora.
Matthew sorrise per la prima volta. Lei si meraviglio di quel sorriso sereno, in un certo senso puro e semplice, nonostante il biancore eccessivo e la perfezione dei denti. Non pote far altro che ricambiarlo aggiungendo con voce imbarazzata: «Di quali scabrosi dettagli dovro discutere con i vari testimoni?»
Il sorriso scomparve dalle labbra di Matthew con la stessa rapidita con la quale era comparso: «Strangolamento erotico, masochismo, stregoneria e altri generi di comportamento sessuale deviante».
Thora rimase di sasso.
«Non sono certa di aver compreso bene di che cosa si tratti o di come si svolgano quelle attivita.» Ma se quello era sesso, lei preferiva indubbiamente il non-sesso che ultimamente aveva praticato.
Il sorriso che ricomparve sulle labbra di Matthew aveva perduto la gentilezza di prima: «Oh, se ne rendera presto conto. Non si preoccupi».
Entrambi terminarono di bere il loro caffe in completo silenzio, poi Thora prese le due cartelle e si preparo per ritornare in ufficio. I due si misero d’accordo per incontrarsi di nuovo l’indomani e si salutarono.
Mentre la donna stava per allontanarsi dal tavolo, Matthew le poso una mano sul braccio. «Una cosa ancora per finire,
Thora si volto.
«Mi sono dimenticato di dirle perche siamo cosi sicuri che l’individuo nelle mani della polizia non sia il vero colpevole.»
«Perche?»
«Perche non aveva con se gli occhi di Harald.»
3
Thora in genere non temeva ne furti ne scippi, ma rientrando dal suo appuntamento con Matthew bado bene a tenersi stretta la borsa con i documenti. Non poteva rischiare di doverlo chiamare per comunicargli che le era stato rubato il dossier e tiro un sospiro di sollievo nell’oltrepassare la soglia dello studio legale.
All’ingresso venne investita da una nuvola di fumo: «Bella, lo sai benissimo che qui e vietato fumare!»
Bella trasali dietro l’anta della finestra aperta e getto via qualcosa in fretta e furia.
«Non stavo affatto fumando», protesto, sbuffando una leggera nuvoletta dal lato sinistro della bocca.
Thora sospiro: «Stai attenta, allora, perche ti si sta incendiando la bocca!» e aggiunse: «Chiudi la finestra e vai a fumare nell’angolino della sala caffe. Starai senz’altro meglio che affacciata li».
«Non stavo affatto fumando, ma scacciavo i piccioni dal davanzale», insiste Bella con aria offesa. Poi si sedette alla scrivania senza rivolgere lo sguardo alla sua datrice di lavoro.
Thora decise di lasciar perdere. L’esperienza le aveva insegnato che non serviva a niente mettersi a discutere con quella ragazza e preferi ritirarsi nel suo ufficio, chiudendosi la porta alle spalle.
La cartella che Matthew le aveva consegnato era piena zeppa di documenti e spessi dossier, e il colore nero della copertina si addiceva al suo contenuto. Non c’era nessuna etichetta, il che, in un certo senso, era logico dato che sarebbe stato difficile trovare un nome che non fosse di cattivo gusto.
«Harald Guntlieb in vita e in morte», disse Thora tra le labbra aprendo la cartella e osservando l’indice meticolosamente strutturato. I dossier erano stati divisi, tramite fogli numerati di diverso colore, in sette categorie che sembravano disposte in ordine cronologico: Germania, Leva, Universita di Monaco, Universita d’Islanda, Conti correnti, Indagine. Il settimo e ultimo capitolo aveva per titolo Autopsia. Thora decise di sfogliare il contenuto della cartella nello stesso ordine in cui si trovava. Dando un’occhiata all’orologio vide che erano gia le due e sicuramente
