«Non c’e bisogno che tu me lo spieghi,» disse Lilo con un tremito. «Fa venire i brividi anche a me.»
Un gruppo di cinque bambini argentei arrivo a rotta di collo lungo il corridoio. Si fermarono quanto basto perche potessero essere presentati a Lilo.
«… Olympica, Cypris, e quello piccolo laggiu e Iseult. Quello grazioso, la, e mio figlio, Cass.»
Cass era un bambino alto. Lilo immagino che avesse circa dodici anni, poi dovette guardare attentamente per essere sicura che fosse un maschio, e intanto si domandava se sarebbe mai riuscita ad abituarsi a esseri i cui corpi erano specchi ricurvi. Cominciava a essere impaziente di tornare dentro, dove c’era aria. Non aveva visto le facce di nessun bambino, solo dei riflessi deformati.
Cathay noto il suo disagio e la riporto indietro, lungo il labirinto dei corridoi disabitati. Lilo tiro un profondo respiro, per la prima volta in piu di un’ora.
Un Vaffa maschio li stava aspettando. Toccava con noncuranza la pistola che aveva nella fondina e sembrava conoscere la persona che aspettava.
«Comincerai a lavorare con questo turno,» disse. «Seguimi, e ti mostrero cosa devi fare.»
8
Lilo riusciva a sbrigare il lavoro vero e proprio in non piu di un’ora al giorno. Spesso restava in laboratorio piu per l’apparenza che per altro.
Da un punto di vista accademico, il primo mese era stato interessante. C’era tutto il gruppo di campioni atmosferici che aspettavano di essere analizzati. Lilo sapeva qualcosa sui materiali organici reperibili nell’atmosfera gioviana per aver letto le antiche ricerche condotte prima dell’Invasione. I chimici e i planetologi avevano ampliato quell’insieme di informazioni e avevano raccolto alcune spore e alcuni microrganismi. Poi, circa un anno prima, qualcosa era andato a sbattere contro il cucchiaio della sonda automatica. Non era molto grande; aveva grosso modo la massa di un topo adulto. Se fosse stato piu grande avrebbe distrutto la sonda.
A livello strutturale non ne restava molto. Era una palla di gelatina ghiacciata in metano e ammonio. Ma dal punto di vista cellulare si potevano imparare molte piu cose. Lilo porto a termine quel compito nella prima settimana, lavorando dodici, quattordici ore al giorno. Fece una mappa della struttura cromosomica delle cellule intatte. L’organismo assomigliava, sotto molti aspetti, agli animali della parte superiore dell’atmosfera, raccolti dalle sonde inviate su Urano.
Lavoro con Chea, il chimico inorganico, per scoprire le presumibili caratteristiche di quell’organismo. Si vide che le creature gigantesche dei livelli gassosi superiori, come alcune forme di vita superiore di Marte, utilizzavano i catalizzatori e i polimeri in modi che sulla Terra si ritrovavano solo nelle raffinerie. I suoi campioni costituivano un’eccezione. Alla fine della terza settimana, allorche trovo i resti di un sistema riproduttivo, riusci a clonare una delle cellule. La cellula crebbe fino a diventare una sfera trasparente piena di idrogeno: visse qualche ora all’interno di una precaria camera gioviana, prima di sgonfiarsi. Il pallone era fatto di vinile. Nella parte inferiore aveva un sottile rigonfiamento a forma di croce, contenente una struttura ossea.
Il lavoro successivo fu di pura routine. Con i resti dei campioni preparo una coltura di tessuti e si mise a studiare come si potesse uccidere la creatura. Non c’erano vie di mezzo: o si scopriva la soluzione o non si trovava niente. Se avesse avuto a che fare con una creatura basata su acqua e ossigeno avrebbe trovato una dozzina di modi per attaccarla, semplicemente studiandone i geni e sintetizzando un virus. Ma non esisteva nessun lavoro sulle strutture genetiche degli organismi gioviani. Quasi tutte le proprie ricerche sulla vita terrestre le svolgeva al computer; ma per i geni extraterrestri non esistevano programmi. Per attaccarli doveva introdurre variazioni quasi casuali in punti diversi del gene e poi guardare cosa succedeva.
«Ma Tweed vuole che troviamo un insetto che uccida i Gioviani,» osservo un giorno Chea. «Ci riuscirai in questo modo?»
Lilo alzo le spalle. «Puo darsi, pero non e molto probabile. Posso trovare qualcosa che uccida
Era nella galleria adibita alla coltivazione insieme a Chea, Cathay e Jasmine, il capo dei planetologi. Si stavano sporcando tutti le mani con una nuova specie di albero di maiale sviluppato da Lilo e che produceva una pancetta migliore di quella che avevano mangiato fino ad allora. Erano inginocchiati sulla terra scura e calda e parlavano mentre trapiantavano le pianticelle. Erano sovrastati dal lucente mozzo centrale della fattoria, al di la del quale si vedeva la parete piu distante del cilindro ruotante. Portavano tutti occhiali scuri e i loro corpi erano coperti di lozione contro gli ultravioletti e di sudore. Era un momento lieto per tutti.
Lilo trascorreva quasi tutto il proprio tempo a coltivare, nel vivaio idroponico e all’esterno, su un lotto di terra che aveva preparato per le piante resistenti al vuoto. Il cibo era gia migliore, e lei era diventata una specie di eroina per i reclusi. A Lilo piaceva lavorare con le piante, ma non altrettanto cucinare. Stava insegnando a farlo a Cass e a tre altri ragazzi. Venivano su bene.
«Vuoi dire che non credi che i Gioviani siano come quella creatura?» domando Cathay.
«Non ho motivo di pensarlo,» rispose Lilo. «E probabilmente Jasmine puo darti molti motivi sul perche non dovremmo aspettarcelo.»
Jasmine prese un’altra pianta dal secchio e comincio a scavare un foro. Era una donna piccola con occhi grandi e grosse mani capaci. Portava i capelli biondi in spesse trecce e aveva un collare di pelliccia, la sua sola alterazione chirurgica. All’arrivo di Lilo, erano due anni che Cathay e Jasmine dividevano una stanza e avevano tutti e due espresso il desiderio che Lilo si unisse a loro. Lilo non sapeva cosa fare. Si era trovata bene a dividere la stanza con Chea, il collaboratore piu abile che avesse mai avuto. Ma quella fase del loro rapporto si era chiusa quando avevano smesso di lavorare insieme sull’organismo gioviano. Adesso Chea era impegnato in qualcosa di diverso, qualcosa che non coinvolgeva Lilo. Da allora non si erano piu frequentati come le sarebbe piaciuto.
«Per ora e impossibile saperlo con certezza,» disse Jasmine, spianando la terra intorno alle radici della sua pianta. «Cioe se quello che Lilo sta scoprendo sugli organismi superiori avra qualcosa a che fare con quelli che vivono piu in profondita. Ma e improbabile.»
«Come mai?» Allorche le discussioni entravano in campi scientifici, Cathay era l’uomo della strada perpetuo. Ma non gli dava noia. Ammetteva senza esitazioni che non ne sapeva praticamente niente. Non era un insegnante di capacita o di conoscenze, ma un maestro elementare: uno che guidava i bambini nell’esplorazione di loro stessi, facendogli scoprire e sviluppare le rispettive attitudini.
«Sappiamo molte cose sulle caratteristiche dell’atmosfera gioviana,» rispose Jasmine. «E a strati. In alto idrogeno, sotto ammoniaca, idrosolfuro di ammonio, acqua e idrogeno liquido, tutti in diversi stati cristallini, o fluidi, o mescolati gli uni con gli altri. Non c’e motivo di pensare che la creatura di Lilo potrebbe sopravvivere se scendesse di poche centinaia di chilometri.»
«E molti motivi per pensare che non sopravviverebbe,» aggiunse Lilo.
