nell’ascensore.»

«Ha visto che ora era quando e entrato in biblioteca?»

Jake annui. «Le unici e un quarto. Guardai l’orologio e pensai che avrei aspettato Rich fino a mezzanotte, se per allora non si fosse fatto vedere sarei andato a letto.»

«Ottimo» disse Charlie. «Chiaro e conciso. Milton, lei invece sali in ascensore con Rich per andare a cercare Laura, giusto?»

L’atteggiamento di Milton era quello di un avvocato serio e professionale intento a studiare un cliente facoltoso. «Esattamente. Sapevo che Laura stava guardando un film e andai ad aspettarla. Erano le dieci e quarantacinque quando riuscii a ucciderla, Rich fu il testimone. Ci spostammo nella biblioteca per registrare l’uccisione e Rich se ne ando subito dopo. Ebbi l’impressione che avesse fretta. Io e Laura invece ci trattenemmo a parlare qualche secondo.» Milton si schiari la voce, guardo Laura e aggiunse tranquillamente: «Ci accordammo per vederci sul tetto alle undici. Rimasi nella biblioteca fino all’ora dell’appuntamento, poi mi avviai su per le scale e incontrai Laura. Sul tetto parlammo per circa dieci minuti. L’ascensore era occupato cosi scendemmo a piedi. Laura ritorno nella sala tv e io in biblioteca dove rimasi per il resto della serata.»

Laura aveva un’aria incredibilmente annoiata. Harry la osservava assorto.

«Laura?» la esorto a parlare Charlie.

Laura gli lancio uno sguardo sprezzante e si strinse nelle spalle. «Non ne ho la minima idea. Sono stata qua e la tutta la sera. Non ho badato molto ai miei spostamenti.»

Charlie si soffermo a guardarla ancora un istante con un’espressione impassibile, poi si volto verso Harry inarcando le sopracciglia.

Harry apri il foglio su cui aveva annotato qualcosa e lesse quanto aveva scritto. «Nostra camera da letto. Ascensore per la sala della colazione. Non riesco a lavorare. Maddie e Bruce litigano. Laboratorio di Alexander per cinque minuti. Scale per salire al pianoterra e prendere qualcosa da bere in giardino. Mi avvio verso la nostra camera, vedo Laura che sta salendo, cambio idea e vado in biblioteca. Quando Milton ritorna, io esco, do un’occhiata alla sala tv poi salgo in camera e li rimango.»

«Ha fatto caso asili orari?»

«No.»

«Come e salito l’ultima volta, a piedi o in ascensore?»

«L’ascensore era occupato. Ho usato le scale.» La sua voce era talmente monotona da sembrare meccanica.

«Ha sentito ridere Gary?»

«No.»

Se Charlie fosse rimasto deluso o meno dallo stringato resoconto di Harry non lo diede a vedere. Si volto verso Beth, ma prima che le chiedesse di cominciare a parlare Harry intervenne nuovamente.

«Ho dimenticato una cosa. Quando stavo uscendo dalla mia stanza per scendere al piano di sotto ho visto salire Beth. Ho richiuso la porta un minuto e quando l’ho riaperta lei era entrata nella sua stanza.» Harry si strinse nelle spalle. «Se puo servire a qualcosa.»

Charlie annui con serieta. «Tutto puo servire. Beth?»

«Ecco chi era» disse Beth a bassa voce. «Charlie, lei non si rende conto dell’atmosfera che si respirava quella sera. Tutti che si nascondevano per non farsi vedere, porte che si aprivano e si chiudevano, gente che svaniva nel nulla.»

«Sto cominciando a farmene un’idea» replico. «Lei si trovava nella sala tv, vero? E poi?»

Beth diede uno sguardo al foglio. Le parole erano tali scarabocchi che a stento riusciva a decifrarle. Fece il resoconto dei suoi spostamenti di quella sera, prima nella sala tv, poi nella sua camera e infine nuovamente nel seminterrato. «Ero nella sala tv quando Bruce entro, e poco dopo sentimmo la risata di Gary e un odore di cloro e popcorn. Andai in cucina a bere un bicchiere d’acqua e tornai a vedere il film» termino di raccontare Beth.

Charlie scruto il volto dei presenti. «Qualcun altro ha sentito l’odore di popcorn o cloro nella sala tv, nella biblioteca o in qualunque altra stanza?»

«Milton, lei l’ha sentito?» gli domando Charlie.

«Si. Sembrava che Gary avesse lasciato aperta la porta del giardino. Se resta aperta anche solo per un minuto l’odore del cloro penetra dappertutto, e quella sera era misto a quello dei popcorn.» Dal tono Milton sembrava leggermente spazientito, ma poi si raddrizzo sulla sedia e disse: «Erano le undici passate, perlomeno le undici e dieci o e un quarto. A quell’ora ero ritornato in biblioteca.» Rivolse a Charlie uno sguardo acuto. «Questo non era emerso prima.»

Charlie si era gia voltato verso Maddie. «Lei e l’ultima» disse gentilmente. «Dopodiche potremo riposarci un po’.»

Maddie scosse la testa. «Non finche non avra trovato l’assassino di mio figlio. Solo allora potremo riposare.» Il busto della donna era perfettamente eretto e le conferiva un aspetto quasi regale. «Non mi ci vorra molto. Quella sera sono andata a sdraiarmi in camera per circa mezz’ora, poi ho preso l’ascensore e sono scesa giu. Mi sono messa a parlare con Bruce in cucina e di sicuro non abbiamo discusso animatamente ne fatto molto rumore.» Lancio ad Harry un’occhiata severa.

«Ho sentito come ti ha chiamato» replico Harry con una punta di rabbia. «Vuoi che ripeta la conversazione che ho sentito prima di andarmene disgustato?»

Maddie sollevo leggermente la testa. «Mia madre diceva che non si puo credere a una sola parola riportata da chi origlia. Non stavamo litigando.» Poi, rivolta a Charlie: «Dalla cucina sono ritornata nella sala tv a guardare il film. Cominciavo a sentirmi stanca, cosi decisi di andarmene a letto… e sa gia cosa ho trovato quando ho chiamato l’ascensore.»

«Si, lo so» disse Charlie, radunando energicamente i fogli. «Grazie a tutti e, per favore, consegnatemi i vostri appunti. Potreste scoprire che questa discussione ha risvegliato nella vostra memoria altri particolari che prima non ricordavate. Se dovesse succedere vi prego di farmelo sapere. Naturalmente dovro parlare di nuovo con voi, ma questa volta lo faro singolarmente.»

10

Uscirono tutti velocemente senza scambiare una parola ed evitando di incrociare gli sguardi. Alexander si dileguo in un attimo. Harry e Laura salirono le scale insieme senza parlarsi ne toccarsi. Nessuno prese l’ascensore.

Arrivati al primo piano Charlie e Constance si fermarono e guardarono nuovamente l’atrio. Alcune luci fioche brillavano, gli alberi e le piante in fiore sembravano quelli del giardino dell’Eden, mentre i fari azzurrini della piscina producevano un leggero luccichio sulla superficie dell’acqua. La cascata sollevava uno spruzzo scintillante ed emetteva bagliori con un flusso in eterno movimento. Milton comparve e svani nel buio dietro alla piscina. Un istante dopo le luci della piscina si spensero. Milton ricomparve, si guardo attorno e usci dall’atrio. Alcune deboli luci rimasero accese qua e la, l’oscurita aumento e la stanza assunse una nuova dimensione, sembro espandersi e diventare quello che loro chiamavano giardino. Charlie emise un leggero rumore gutturale, prese il braccio di Constance e andarono nella loro stanza.

Constance si tolse le scarpe con un calcio mentre Charlie aggiungeva gli ultimi fogli a quelli gia impilati sulla scrivania. Guardo il mucchio di carta e aggrotto le sopracciglia.

«Charlie?»

«Uhm?»

«Perche qualcuno dovrebbe darsi la pena di rubare una serie di copie cianografiche dal momento che ce ne sono molte altre in giro?»

«Non lo so.»

«Non per le impronte digitali. Chiunque potrebbe averle prese in mano. Forse c’e una macchia di sangue o qualcosa del genere?»

«Non c’e stato spargimento di sangue» disse con un’aria cupa. Prese una sedia, attraverso la stanza, la incastro sotto la maniglia della porta, fece un passo indietro e la guardo con aria insoddisfatta. «Lo sai cosa non sopporto? Le stanze d’albergo senza chiavi alla porta.»

«A me non piace Smart House» disse Constance. Si avvicino alla porta scorrevole del balcone e si assicuro che fosse bloccata. Non era possibile chiuderla a chiave, ma sapeva che se qualcuno avesse cercato di forzare la serratura a scatto nell’anomalo silenzio di quella casa lei e Charlie lo avrebbero sentito. L’edificio era talmente massiccio che non si udiva neppure il rumore del mare, mentre oltre il balcone la nebbia era cosi fitta da formare una cortina impenetrabile sia alle luci sia a qualsiasi segno tangibile di civilta. Constance rabbrividi e voltandosi trovo Charlie accanto a lei. La abbraccio e la strinse a se.

«Non ho per niente sonno. E tu?»

Constance annui. «Cos’hai in mente?»

«Un giretto per la casa. Aspettiamo un quarto d’ora in modo che vadano tutti a letto.»

Nei minuti successivi scartabello tra i fogli che aveva accumulato, studio a lungo le piantine della casa, raduno gran parte dei fogli e li mise in una delle valigie che chiuse a chiave e nascose nuovamente nell’armadio. Constance si era rimessa le scarpe e aveva trovato una piccola torcia portatile. Charlie sistemo i fogli rimanenti, la maggior parte in una pila, gli altri sparsi qua e la, poi li guardo per un istante. Si volto con un sospiro verso Constance che chino la testa senza protestare. Charlie le strappo un capello, torno alla scrivania, sollevo il primo foglio di carta, poso il capello biondo sopra il foglio successivo sul quale il capello sembro quasi scomparire e ricopri tutto con il primo foglio.

«Lo sapevi che i peli degli orsi polari sono cavi all’interno?» le chiese. «Sono trasparenti.»

«Dovresti lavorare con un orso polare» gli rispose amabilmente.

Charlie scosse la testa. «Hanno un brutto carattere e poi non sanno cucinare.»

Tolse la sedia dalla porta, spense le luci e uscirono nell’ampio corridoio che proseguiva curvando in entrambe le direzioni, mentre di fronte a loro risplendeva la vetrata che si affacciava sull’atrio. Charlie prese Constance per mano e la condusse vicino alla vetrata.

«Voglio verificare quanto siano visibili laggiu gli spostamenti di una persona» le disse a bassa voce indicando col mento la piscina e l’atrio in generale. «Tu resti qui a guardare mentre io mi sposto qua e la, d’accordo?»

Le sfioro lievemente la guancia con le labbra e si allontano. Dopo pochi passi spari dietro al corridoio curvo e riapparve dall’altra parte della vetrata. Appena raggiunto il primo piano dell’atrio quasi istantaneamente scomparve di nuovo.

Charlie si chino nascondendosi dietro a una pianta, poi dietro a quella successiva. Riusciva ancora a vedere Constance, ma dal modo in cui lei si guardava attorno capi che lo aveva perso di vista. Rimase nascosto dietro a piante e alberi e continuo a scendere lungo gli ampi gradini che sembravano formare un terrazzamento naturale. Arrivato al pianterreno si fermo, non riusciva piu a scorgere Constance dietro alla vetrata. Raggiunse il bar e i tavoli. L’illusione di trovarsi in una giungla era quasi totale. La debole illuminazione sembrava luce lunare filtrata attraverso una sottile coltre di nubi. Passo dietro a un’altra fioriera con un banano dalle foglie lunghe due metri e mezzo. Prosegui verso la piscina senza fermarsi, ne percorse il bordo e raggiunse il corridoio che portava alla sala idromassaggio e agli spogliatoi. Sul muro vide il quadro di comando delle luci. Accese quelle della piscina, entro nella sala idromassaggio e si guardo intorno, riattraverso il corridoio, si affaccio nello spogliatoio e ritorno indietro passando nuovamente accanto alla piscina alla ricerca dell’uscita piu vicina all’ascensore. Si sentiva molto indifeso e vulnerabile, avvolto da una pallida luce blu che gli sembro piu luminosa di quanto ricordasse. Arrivato alla porta si fermo e agito le braccia facendo segno a Constance di raggiungerlo. Non era sicuro che lo potesse vedere, dal momento che lui non vedeva nulla al di la della vetrata.

Constance lo vide apparire e scomparire e poi ricomparire di nuovo dopo che Charlie ebbe acceso le luci della piscina. Quando le fece segno di scendere sospiro profondamente, e solo in quel momento si rese conto di aver quasi trattenuto il respiro per cercare di non fare rumore. Lascio la sua postazione davanti alla vetrata e si avvio lungo il corridoio. Raggiunte le scale, inizio a scenderle senza nemmeno prendere in considerazione l’ascensore in fondo al corridoio.

'C’e qualcosa' penso. 'C’e qualcosa di strano…'

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