Charlie le ando incontro, e Constance esclamo a bassa voce: «Ma certo!»

Come la raggiunse l’abbraccio, e non riusci a spiegarsi la sensazione di sollievo che lo investi. «Allora?» le domando.

«Tu che impressione hai avuto?»

«Che stessi osservando ogni mio movimento. Quanto sei riuscita a vedere?»

«E la stessa impressione che hanno avuto tutti durante il gioco, quella di essere spiati in ogni movimento. E non solo durante il gioco. E questa dannata casa» disse, e la indico con un gesto. «Persino in questo momento ho la sensazione che ci siano centinaia di occhi puntati su di me.»

«Tesoro» la sollecito pazientemente spingendola verso la cucina «dimmi cos’hai visto.» In cucina era stata lasciata accesa una tenue luce. Charlie trovo l’interruttore e ne accese qualche altra.

«Oh, be’, non molto. Ti ho visto al bar e poi, quando le luci si sono accese, ti ho visto camminare lungo il bordo della piscina e avvicinarti alla porta. Charlie, c’e dell’altro…» T pensieri le si affollavano nella mente, mentre Charlie la faceva sedere al grande tavolo di quercia e si accomodava a pochi centimetri da lei. Charlie non insistette perche lei continuasse, non le chiese nulla, si limito ad aspettare e a fissarla.

«Ha a che fare con Gary» disse infine Constance a voce bassissima. «Persino adesso che il computer e spento, e come se la casa mi ascoltasse» disse storcendo la bocca in un sorriso che esprimeva tutto il suo disappunto. «Proviamo un irresistibile bisogno di sussurrare, di guardarci attorno per assicurarci che nessuno ci stia spiando o ascoltando. E la casa. Quanto sara grande? Diecimila metri quadri, forse di piu? Inoltre e tutta esposta alla vista, non c’e intimita da nessuna parte. Si ha la sensazione di essere osservati in ogni minuto, come se gli altri potessero vedere ogni cosa che fai. E colpa di tutto quel vetro, della posizione delle camere e di tutta una serie di cose. E un’enorme vasca per i pesci. A livello emozionale Gary era simile a un bambino, quantomeno questo e cio che continuano a ripeterci. Gary era come un ragazzino pieno di segreti che amava i giochi, le sorprese e i misteri. Disponeva di molto denaro con cui giocare, non poteva resistere alla tentazione di mettere a punto un sistema segreto per spostarsi senza essere visto. Sono certa che e cosi, Charlie!»

«Le copie cianografiche scomparse» sussurro. La guardo con un’espressione quasi intimorita. «Credo che tu abbia centrato il problema.»

«Potrebbe non avere nulla a che fare con gli omicidi» disse Constance. «Se ha visto Rich in giro con le copie cianografiche potrebbe aver fatto in modo di nasconderle per custodire il suo segreto finche non fosse stato pronto a rivelarlo.»

Charlie annui. Stava ricostruendo mentalmente la camera da letto di Gary e il suo ufficio. La sua mappa mentale era molto accurata. Alcune persone definivano straordinaria l’abilita con cui riproduceva in ogni particolare i disegni degli edifici, delle stanze, dei corridoi, delle scale, dei ripostigli, dell’impianto elettrico, ma Charlie sapeva che si trattava solo di allenamento. Un impegnativo e accurato addestramento come vigile del fuoco lo aveva obbligato a sviluppare questa abilita di cui si era servito per molti anni. Allora lavorava a New York come investigatore specializzato in incendi dolosi, fu soltanto dopo che lascio il dipartimento per diventare investigatore di polizia. In quel momento stava localizzando mentalmente l’impianto elettrico e idraulico della stanza di Gary. Charlie si alzo. Forse aveva capito dove si trovava la cubatura nascosta.

«Andiamo a dare un’occhiata» disse parlando a bassa voce come Constance.

Pochi minuti dopo Constance lo osservava esaminare la cabina armadio della stanza di Gary Elringer. Una grande porta scorrevole dava accesso alla cabina armadio pannellata di legno di cedro profumato. La cabina era vuota, c’erano solo alcuni attaccapanni di legno appesi a uno dei bastoni. La cabina era attrezzata con scaffali e cassetti, due bastoni per i vestiti e una luce a soffitto. Charlie tasto il legno della parete di fondo. Usci dalla cabina armadio e passo a esaminare altrettanto minuziosamente la stessa parete dalla parte della camera da letto. Alla fine fece un passo indietro e annui.

«Un metro per un metro» disse continuando a parlare a bassa voce. «Si tratta di una scala o di un ascensore. Scommetto che e un altro ascensore esattamente a fianco di quello grande che si trova oltre quel muro.»

«Riesci ad aprirlo?»

«No, non riesco nemmeno a trovare la porta, ma so che e li da qualche parte. Probabilmente l’apertura e controllata dal computer.» Charlie prese Constance per un braccio. «Cerchiamo di seguire il percorso che fa e vediamo dove va a finire. Spostiamoci nell’ufficio di Gary.»

«Qui dietro c’e la cantina» disse misurando a passi lo spazio nell’ufficio di Gary. Al di la del muro c’era la cella frigorifera, i bidoni per la lunga conservazione di frutta e verdura e il montavivande. Nella misurazione i conti non gli tornavano per un metro. Charlie canticchiava sottovoce. Anche in quella stanza nulla faceva supporre che ci fosse una porta. L’ufficio era pannellato con un legno dalla tonalita ambrata, un legno costoso, esotico. Sebbene Charlie non fosse riuscito a capire di che qualita fosse, annui approvandone la scelta. «Proseguiamo» disse infine. «Andiamo al piano terra, nella dispensa. Il tetto lo ispezioneremo domani alla luce del giorno.» Charlie era particolarmente allegro.

Nella dispensa il montavivande si trovava accanto a un freezer, e tra loro e l’ascensore principale c’era il solito metro di spazio apparentemente inutilizzato. Nell’ufficio la pannellatura nascondeva la porta che dava accesso a questo spazio, proprio come accadeva nella camera da letto con la porta scorrevole della cabina armadi. Li al pianterreno la parete era rivestita alternando il legno bianco a quello scuro, un altro modo perfetto per mascherare una porta. Spense le luci del corridoio intenzionato a fare uno spuntino e andare a letto. Avevano fatto un buon lavoro quella sera, penso. D’un tratto le dita di Constance si conficcarono nel suo braccio.

«Shh» gli sussurro la moglie, e si diresse verso l’atrio. Le luci della piscina illuminavano la parte in cui si trovavano loro, mentre la rimanente era avvolta da un’oscurita pressoche totale, rischiarata qua e la da luci fioche. C’era sicuramente qualcuno nell’atrio.

Charlie e Constance si immobilizzarono, sforzandosi di vedere oltre alla vetrata e alle pallide chiazze di luce. Charlie aspetto qualche secondo, poi si avvicino cautamente al corridoio principale. 'L’atrio ha troppe uscite' penso. 'Quattro o sei al pianterreno e almeno quattro al piano delle camere.' Un’ombra passo tra lui e uno degli spot.

«Sta’ attenta» le sussurro. «E non ti muovere da qui.»

Charlie si allontano velocemente lungo il corridoio e ritorno in cucina, da li in sala da pranzo e nuovamente nel corridoio principale, ma questa volta arrivo ai piedi della scalinata. La sali di corsa sino al primo piano e si fermo rasente al muro. Anche a quel piano erano state lasciate accese delle luci fioche dislocate in modo irregolare. Fece una pausa per riprendere il fiato e usci pian piano allo scoperto nel corridoio, si abbasso per non oscurare la luce dell’applique e comincio a scrutare l’atrio dall’alto, ben sapendo che nessuno avrebbe potuto vederlo. In quello stesso istante attraverso la vetrata colse un movimento proprio di fronte a lui, al di la dell’atrio ma all’estremita del corridoio del suo stesso piano, e impreco silenziosamente. Il misterioso individuo era riuscito a salire prima di lui. Corse dall’altra parte del corridoio curvo ma non vide piu nessuno. Di sicuro pero qualcuno era passato da li, era entrato in una delle ultime due stanze o era sceso giu dalle scale. Si chino davanti alla porta della penultima stanza e appoggio l’orecchio ma non udi nulla. Oltrepasso le scale che conducevano nell’ingresso principale della casa e origlio attaccato all’ultima porta. Il risultato fu lo stesso. Lentamente sollevo la mano che aveva appoggiato sulla moquette di fronte alla porta, guardo le dita e poi la moquette. Era terra, terriccio per vasi. Senza far rumore prese il portafoglio ed estrasse una carta di credito con cui raduno la terra e la raccolse. Non ce n’era molta, non piu di un cucchiaino, ed era umida al tatto, friabile, con piccoli granuli e palline d’argilla per la messa a dimora delle piante. Avverti anche un odore di cloro.

Trovo l’accesso al primo piano dell’atrio e vi si infilo, chiuse la porta scorrevole e comincio a scendere l’ampio scalone. Non riusciva a scorgere Constance, e probabilmente nemmeno lei poteva vederlo perche in quel punto la vegetazione era particolarmente fitta.

Charlie riemerse al piano terra del giardino e Constance, come lo scorse, abbandono la propria postazione e gli ando incontro in corridoio. «Sei riuscito a vederlo?»

«No, e tu?»

«Di sfuggita, mentre saliva, ma non saprei descriverlo nei particolari. Cos’hai li?»

«Della terra. Vediamo se in cucina riusciamo a trovare un sacchetto di plastica o qualcos’altro. E un paio di cucchiai magari.»

Ritornarono in cucina e Constance trovo il cassetto con la pellicola trasparente, il rotolo di alluminio e i sacchetti di plastica. Osservarono il terriccio prima che Charlie lo facesse scivolare cautamente in un sacchettino e lo chiudesse con un fil di ferro. Ripose la carta nel portafoglio e si infilo in tasca il sacchettino. «I cucchiai» disse.

Constance aveva un’aria dubbiosa. «Ci sono un infinita di piante in vaso in questa casa.»

«Lo so» rispose sconfortato. «Se entro un paio di minuti non troviamo niente rimanderemo tutto a domani e lasceremo che se la sbrighi il giardiniere. Ora pero proviamoci almeno.»

Arrivati alla porta del giardino Constance si fermo nuovamente. «Sai dov’e l’interruttore generale delle luci?»

Charlie lo sapeva. Raggiunse il quadro elettrico che si trovava in corridoio dietro alla piscina, e provo diversi interruttori prima di trovare quello che accendeva tutte le luci del giardino. Fu come assistere a un’aurora. Lo sconforto di Charlie aumento: era una giungla. C’erano vasi e contenitori di ogni forma e grandezza, alcuni simili a lunghi trogoli, altri a un mezzo barile, altri ancora semplicemente rotondi. Lo sfagno era ovunque, tra i vasi e sulla terra all’interno di essi. Li per li Charlie aveva pensato che sarebbe stato facile trovare il punto in cui lo sconosciuto aveva scavato perche sarebbe bastato guardare la superficie della terra. Adesso pero si accorse che non era cosi semplice.

«Be’, gli e rimasta della terra sotto le scarpe e ha sporcato la moquette. Forse non lo ha fatto solo una volta.»

Constance annui osservando attentamente ogni vaso. «Non ha preso qualcosa, lo ha nascosto. A seconda delle dimensioni dell’oggetto che ha nascosto potrebbe essere rimasta una montagnola di terra.»

«Perche pensi che non abbia disseppellito qualche cosa?»

«Semplicemente perche non avrebbe molto senso. Queste piante si possono spostare tutte, credo che vengano rinvasate spesso, che le si cambi spesso di posto. Se qualcuno ci avesse lasciato qualcosa, anche per pochi giorni, immagino che il giardiniere lo avrebbe trovato. I vasi piu grandi poggiano su rotelle. Suppongo che per alcuni periodi dell’anno vengano messi a rotazione nella serra. Vegetano meglio nella serra» aggiunse quasi sovrappensiero. Pensava alla grande impresa che li aspettava senza decidersi a prendere l’iniziativa.

Charlie comincio a salire i gradoni di pietra osservando in anticipo ogni gradino alla ricerca di altro terriccio smosso. Ogni alzata era in pendenza ma, a meno di osservarla da vicino, non lo si notava. A ridosso di ogni gradino c’erano dei canali di scolo e, con grande disappunto di Charlie, anche un impianto di irrigazione automatico, il tipo di impianto usato normalmente per i prati in cui la pressione dell’acqua faceva emergere degli spruzzatori che dopo aver bagnato scomparivano nuovamente nel terreno. Non era del tutto certo del motivo per cui la cosa lo rendeva furente, ma la reazione che ebbe fu esattamente quella. A un certo punto capi: se non avessero trovato il vaso giusto l’impianto si sarebbe messo in funzione all’alba cancellando ogni traccia, proprio come il piccolo aspirapolvere si sarebbe staccato dal muro e avrebbe pulito la terra sulla moquette.

Charlie sali un altro gradino, e poi un altro ancora. Il profumo era cosi intenso da essere nauseante. C’erano fiori bianchi e rosa e poi un vaso piu grande con una pianta rampicante… Charlie borbotto qualcosa a bassa voce e si accovaccio. C’era della terra.

Constance lo raggiunse e, prima di concentrarsi sui vasi, osservarono la terra sparsa sul pavimento. Le gardenie erano in fiore ma molti boccioli non si erano ancora dischiusi. Ammassate tutto intorno c’erano piante di verbena e una bella lobelia strisciante interamente coperta di fiori azzurri. Charlie comincio a rimuovere lo sfagno. Il terreno sotto al muschio del primo vaso sembrava intonso, ma quella terra doveva pur venire da qualche parte, penso cupamente, e tolse dell’altro muschio.

«Aspetta un attimo» disse Constance. Prese un vaso di gardenia, afferro la pianta, rovescio il vaso e sollevo la gardenia scoprendo le radici strette in una massa compatta. La rimise a posto e sollevo quella successiva sotto lo sguardo attento di Charlie. Constance capi che Charlie non aveva mai visto una pianta costretta in un piccolo vaso. «Le gardenie amano riempire il vaso di radici prima di formare i boccioli» gli spiego, e comincio a rovesciare anche gli altri. Charlie la precedette per andare a liberare il grande vaso che conteneva la palma. In quello almeno c’era spazio per scavare, stava pensando, quando udi Constance esclamare sommessamente qualcosa. «Charlie! Guarda.»

In una mano reggeva la pianta, nell’altra il vaso, e quando Charlie ci guardo dentro vide un oggetto simile a una calcolatrice. Sapeva benissimo che si trattava del computer portatile. Lo tiro fuori pian piano tenendolo per l’estremita piu stretta.

«Cosa cazzo state facendo?»

Bruce e Jake stavano scendendo gli ampi gradini di pietra. Jake era in vestaglia e pantofole, mentre Bruce indossava ancora gli abiti trasandati di quella sera, il maglione sformato, le scarpe da ginnastica con le stringhe slacciate, i jeans.

«E questo l’oggetto di cui parlavate stasera?» domando Charlie affabilmente, osservandoli mentre si avvicinavano camminando tra la terra dei vasi rovesciata.

Вы читаете La casa che uccide
Добавить отзыв
ВСЕ ОТЗЫВЫ О КНИГЕ В ИЗБРАННОЕ

0

Вы можете отметить интересные вам фрагменты текста, которые будут доступны по уникальной ссылке в адресной строке браузера.

Отметить Добавить цитату