Infine, superato il limite della sopportazione, Pelorat esordi timidamente: — Cosa stiamo facendo?
Trevize alzo gli occhi, fisso Pelorat un istante, si volto, quindi rispose: — Stiamo puntando sul pianeta.
— Ma se e privo di atmosfera…
— Il computer dice che non ci sia atmosfera. Finora mi ha sempre detto quello che volevo sentire, e l’ho accettato. Adesso invece mi ha detto qualcosa che non mi sta bene, per cui intendo controllare… Ammesso che il computer possa sbagliare, be’, vorrei proprio che questa volta si sbagliasse.
— Credi che si sbagli?
— No.
— C’e qualche motivo per cui potrebbe sbagliarsi?
— Non credo.
— Allora, perche prendersi la briga di controllare, Golan?
Trevize giro il sedile verso Pelorat, i lineamenti contratti in una smorfia quasi disperata. — Non capisci, Janov? Non mi viene in mente altro da fare! Sui primi due mondi non siamo approdati a nulla per quanto riguarda la posizione della Terra, ed anche questo terzo mondo non ci rivelera nulla. Cosa posso fare, adesso? vagare di mondo in mondo, guardarmi attorno e chiedere: «Scusate, dov’e la Terra ?» La Terra ha nascosto troppo bene le sue tracce: non ha lasciato in giro il minimo indizio. Comincio a pensare che anche se esistesse ancora qualche indizio, la Terra in un modo o nell’altro riuscirebbe a farcelo sparire sotto gli occhi.
Pelorat annui. — Anch’io ho pensato la stessa cosa. Ti spiace se ne discutiamo? So che sei abbattuto, vecchio mio, e che non hai voglia di parlare, quindi se preferisci che ti lasci in pace, lo faro.
— No, parla pure — gemette Trevize. — Tanto, cos’altro posso fare se non ascoltare?
— Non sei molto incoraggiante, comunque forse ci sara utile una chiacchierata. E quando sarai stanco di partecipare, interrompimi tranquillamente, d’accordo?… Ecco, secondo me, Golan, puo darsi che la Terra non adotti soltanto misure passive per nascondersi… puo darsi che non si limiti a cancellare qualsiasi traccia che la riguardi. E se mettesse in giro prove false? Se operasse in maniera attiva per creare una barriera di oscurita, confondendo le acque?
— Cioe?
— Be’, in parecchi posti abbiamo sentito parlare della radioattivita della Terra, il che sarebbe un ottimo sistema per scoraggiare qualsiasi tentativo di localizzarla. In caso di radioattivita reale, sarebbe inavvicinabile, e anche dei robot esploratori, se ne avessimo, forse non resisterebbero alle radiazioni. Quindi, perche cercare? Cosi anche se la Terra non fosse radioattiva, rimarrebbe inviolata, a parte magari un avvicinamento accidentale… nel qual caso potrebbe disporre di altri mezzi per mimetizzarsi.
Trevize abbozzo un sorriso. — Sai, Janov, pure a me e venuta in mente la stessa cosa. Anzi, ho addirittura pensato che quell’inverosimile satellite gigantesco sia stato inventato ed inserito poi nelle leggende terrestri… Anche il gigante gassoso col suo mostruoso sistema di anelli forse e solo una costruzione immaginaria per confondere le idee… Puo darsi che tutti questi particolari siano stati creati apposta per spingerci a cercare qualcosa che non esista… per far si che attraversiamo il sistema planetario giusto, che raggiungiamo la Terra e che ci allontaniamo appunto perche mancano il satellite gigante od un pianeta con tre anelli o la crosta radioattiva… Ed arrivo ad immaginare anche di peggio, Janov.
Pelorat sembrava demoralizzato. — Di peggio? Come e possibile?
— Non e difficile… quando la mente nel cuore della notte comincia a frugare morbosamente nella dimensione smisurata dell’immaginario in cerca di qualcosa che renda la disperazione ancor piu intensa… E se le capacita… le capacita mimetiche della Terra fossero assolute? Se fosse in grado di annebbiarci addirittura la mente? Pensa… Potremmo oltrepassare la Terra, col suo satellite gigante, col suo gigante gassoso circondato dai tre anelli, senza vedere ne l’uno ne l’altro! E se fosse gia successo?
— Ma se credi certe cose, come mai adesso stiamo…
— Non dico di crederci, sto parlando di fantasie assurde: continueremo a cercare, noi.
Pelorat ebbe un attimo di esitazione. — Per quanto tempo? Un giorno o l’altro, sicuramente, dovremo rinunciare.
— Mai — sbotto Trevize in tono rabbioso. — Continuero, anche a costo di passare il resto della mia vita spostandomi di pianeta in pianeta e chiedendo: «Scusate, signore, dov’e la Terra ?…» Comunque, quando sarete stanchi, basta che me lo diciate, e riportero te e Bliss e persino Fallom su Gaia, per ripartire da solo.
— Oh, no. Sai che non ti abbandoneremo, Golan. Viaggeremo di pianeta in pianeta insieme a te, se necessario… Ma… perche?
— Perche io devo trovare la Terra. E la trovero. Non so come ma la trovero… Adesso, ascolta… sto cercando di raggiungere una posizione da cui sia possibile studiare il lato diurno del pianeta senza che il suo sole sia troppo vicino, quindi lasciami solo per un po’.
Pelorat tacque, ma non se ne ando. Rimase ad osservare, mentre Trevize fissava l’immagine planetaria, illuminata per piu di meta, sullo schermo. A Pelorat sembrava indistinta, pero sapeva che Trevize, collegato al computer, poteva vederla in condizioni ben diverse.
Trevize d’un tratto mormoro: — C’e della foschia.
— Allora dev’esserci un’atmosfera — esclamo Pelorat.
— Non e detto… Non un’atmosfera vera e propria, sufficiente a consentire l’esistenza della vita… comunque, quanto basta a formare un vento lieve che sollevi della polvere. E una caratteristica nota dei pianeti con un’atmosfera rarefatta. Puo darsi che ci siano anche delle piccole calotte polari… Una modesta quantita di ghiaccio acqueo condensato ai poli. E un mondo troppo caldo perche l’anidride carbonica possa esistere allo stato solido… Dovro passare al rilevamento radar, cosi potro lavorare meglio soprattutto sul lato notturno… Avrei dovuto farlo subito, ma con un pianeta privo d’aria e quindi di nubi il rilevamento visivo diretto e stato quasi un riflesso automatico.
Trevize resto in silenzio a lungo, mentre sullo schermo si accavallano le immagini riflesse del radar, formando una specie di costruzione astratta che avrebbe potuto essere opera di un artista del periodo Cleoniano. Poi Trevize disse: — Bene… — E lascio il resto in sospeso.
Pelorat attese alcuni istanti, infine non pote fare a meno di chiedere: — “Bene”, cosa?
Trevize lo guardo. — Non ci sono crateri, pare.
— Niente crateri? E un buon segno?
— E qualcosa che non mi sarei mai aspettato — sorrise Trevize. — Ed e un
8
Fallom resto col naso incollato all’oblo della nave, attraverso il quale era visibile una minuscola parte dell’Universo, direttamente, ad occhio nudo, senza l’intervento filtrante e di ingrandimento del computer.
Bliss, che aveva cercato di spiegare tutto quanto, sospiro e si rivolse sottovoce a Pelorat. — Pel, caro, non so fino a che punto riesca a capire. Per lei, la residenza del padre ed una piccola parte della tenuta rappresentavano l’Universo intero: non credo che sia mai stata fuori di notte, non credo che abbia mai visto le stelle.
— Davvero?
— Certo. Prima di mostrarle qualcosa, ho aspettato che disponesse di un vocabolario sufficiente a capirmi un po’… ed e stata una fortuna che tu abbia potuto parlarle nella sua lingua.
— Il guaio e che non so farlo tanto bene — si scuso Pelorat. — Ed in effetti l’Universo e un argomento piuttosto difficile da afferrare cosi a freddo. Mi ha detto che se quelle lucine sono grandi mondi, mondi come Solaria, e impossibile che stiano sospesi nel nulla: secondo lei, dovrebbero cadere.
— Ed ha ragione, partendo da quel poco che sa. Ma fa domande intelligenti, e gradualmente capira. Per lo meno, e curiosa, e non ha paura.
— Il fatto e, Bliss, che anch’io sono curioso. Hai notato come sia cambiato Golan non appena ha scoperto che non ci fossero crateri sul pianeta verso cui siamo diretti? Non ho la piu pallida idea di cosa possa significare un particolare del genere, io. E tu?
