Bliss disse preoccupata: — Fallom e convinta che la riporteremo da Jemby, il suo robot.
— Mmmm — borbotto Trevize; studiando la superficie del mondo che scorreva sotto la nave. Poi alzo lo sguardo e commento: — Be’, era l’unico genitore che conoscesse, no?
— Certo… pero crede che siamo tornati su Solaria.
— Assomiglia a Solaria?
— Come puo saperlo, lei?
— Dille che non e Solaria. Ascolta, ti daro un paio di videolibri illustrati. Mostrale un po’ di immagini di mondi e spiegale che esistono milioni di mondi come quelli. Il tempo non ti manchera. Non so per quanto dovremo esplorare la zona, Janov ed io, dopo che avremo scelto un obiettivo interessante e saremo atterrati.
— Tu e Janov?
— Si. Fallom non puo venire con noi, nemmeno se volessi, e sarei un pazzo a volerlo. Su questo mondo sono necessarie le tute spaziali, Bliss. Non c’e aria respirabile. E non abbiamo una tuta che vada bene a Fallom: quindi tu e lei rimarrete sulla nave.
— Perche proprio io?
Trevize piego le labbra in un sorrisetto forzato. — Lo ammetto… mi sentirei piu sicuro se venissi anche tu, ma non possiamo lasciare sola Fallom a bordo. Potrebbe fare dei danni, anche involontariamente. E Janov deve venire con me, perche se ci fossero delle scritte arcaiche potrebbe essere in grado di decifrarle. Il che significa che dovrai restare qui con Fallom: pensavo che l’avresti fatto volentieri.
Bliss sembrava incerta.
Trevize disse: — Senti, sei stata tu a voler portare Fallom, non io. Io sono convinto che ci creera solo dei guai… Bene, se la sua presenza comporta delle limitazioni, dovrai adattarti. Chiaro?
Bliss sospiro. — Gia… hai ragione.
— Perfetto. Dov’e Janov?
— E con Fallom.
— Benissimo. Vai a sostituirlo: voglio parlargli.
Trevize stava ancora studiando la superficie del pianeta, quando Pelorat entro schiarendosi la voce per annunciare la propria presenza.
— Qualcosa che non va, Golan?
— No, Janov. Sono solo un po’ indeciso. E un pianeta strano, e non so cosa sia successo laggiu. I mari dovevano essere estesi, a giudicare dai bacini rimasti, pero erano poco profondi. Dalle tracce rimaste, direi che fosse un mondo di dissalazione o di canali… o puo darsi che i mari non fossero molto salati. In tal caso si spiegherebbe l’assenza di depositi salini consistenti nei bacini… O puo anche darsi che con la scomparsa degli oceani sia scomparso pure il contenuto salino… e questa avrebbe tutta l’aria di essere opera dell’uomo.
Pelorat disse esitante: — Scusa la mia ignoranza, Golan… ma tutte queste cose c’entrano con quanto stiamo cercando?
— No, non credo. Ma non posso fare a meno di essere curioso. Mi piacerebbe sapere come sia stato terraformato questo mondo, e come fosse prima… Allora forse capirei cosa sia successo dopo che e stato abbandonato… o poco prima, forse… E se sapessimo cosa sia successo, potremmo essere al riparo da sorprese spiacevoli.
— Che genere di sorprese? E un mondo morto, no?
— Direi di si, in linea di massima. Pochissima acqua, atmosfera rarefatta e irrespirabile, e Bliss non capta alcun segno di attivita mentale.
— Allora non dovrebbero esserci problemi, no?
— L’assenza di attivita mentale non comporta necessariamente l’assenza di forme di vita.
— Ma comporta sicuramente l’assenza di forme di vita pericolose.
— Non lo so… Ma non e per questo che volevo parlarti. Ci sono due citta che potrebbero prestarsi a una nostra prima esplorazione. Sembrano in buono stato, come tutte le citta. Qualsiasi cosa abbia distrutto l’aria e gli oceani, evidentemente non ha toccato le citta. Comunque queste due citta sono piuttosto grandi. La piu grande non dispone di spazi vuoti… Ci sono degli spazioporti ai margini, ma nella citta vera e propria nulla. La piu piccola invece ha qualche spazio libero, quindi sara piu facile scendere nella zona che ci interessa…
Pelorat fece una smorfia. — Vuoi che sia io a decidere, Golan?
— No, decidero io: mi interessa solo il tuo parere.
— Per quel che puo valere… Ecco, una citta molto estesa, con uno sviluppo caotico, dovrebbe essere un centro commerciale o industriale. Una citta piu piccola, con spazi aperti, dovrebbe essere invece un centro amministrativo. Ed a noi interessa soprattutto un centro amministrativo… Ci sono degli edifici monumentali?
— Cosa intendi per “edificio monumentale”?
Pelorat sorrise: uno dei suoi sorrisetti impacciati e piuttosto rari. — Non saprei, di preciso. Le mode cambiano, da un mondo all’altro, e col trascorrere del tempo. Comunque, tendenzialmente un edificio monumentale dovrebbe avere un’aria imponente, inutile, e dispendiosa… Come quello che abbiamo visto su Comporellen.
Trevize sorrise a sua volta. — E difficile distinguere bene dall’alto, ed anche la vista laterale in movimento e piuttosto confusa… perche sceglieresti il centro amministrativo?
— Perche probabilmente e li che troveremo il museo planetario, la biblioteca planetaria, gli archivi, l’universita, e via dicendo.
— Bene. Allora andremo la, nella citta piu piccola, e forse troveremo qualcosa. Abbiamo mancato il bersaglio due volte, ma puo darsi che questa volta vada diversamente.
— Gia, forse saremo tre volte fortunati.
Trevize corrugo la fronte. — Dove hai trovato questa espressione?
— E antica: l’ho trovata in una leggenda antica. Credo che significhi: successo al terzo tentativo.
— Si, suona bene… D’accordo, allora… tre volte fortunati, Janov.
15. Muschio
11
Trevize era grottesco nella sua tuta spaziale. L’unica parte che rimanesse all’esterno erano le fondine… non quelle che allacciava normalmente sui fianchi, bensi quelle piu solide che facevano parte della tuta stessa. Trevize infilo attentamente il disintegratore nella fondina di destra, e la frusta neuronica in quella di sinistra. Le armi erano state ricaricate, e questa volta nulla sarebbe riuscito a strappargliele, penso Trevize con rabbia.
Bliss sorrise. — Porti delle armi anche su un mondo senz’aria e… Come non detto! Non discutero le tue decisioni.
— Bene! — annui Trevize, e si giro per aiutare Pelorat a infilare il casco, prima di mettere il proprio.
Pelorat, che non aveva mai indossato una tuta spaziale, domando in tono piagnucoloso: — Ma riusciro davvero a respirare chiuso in questo aggeggio, Golan?
— Te lo garantisco.
Bliss rimase ad osservare, mentre le ultime giunture venivano sigillate, cingendo le spalle di Fallom. La giovane solariana fissava allarmata le due figure in tuta; stava tremando, e Bliss le diede una lieve stretta rassicurante.
Il portello della camera stagna si apri, ed i due entrarono agitando le braccia in segno di saluto. Poi il portello si richiuse. Il portello esterno si apri, e Trevize e Pelorat sbarcarono goffamente sul pianeta morto.
Era l’alba. Il cielo era limpido, naturalmente, sfumato di porpora, ma il sole non era ancora sorto. All’orizzonte, leggermente piu chiaro, si notava una lieve foschia.
— C’e freddo — esordi Pelorat.
— Hai freddo? — fece Trevize, sorpreso. Le tute erano ben isolate, e se mai l’inconveniente era che di
