— Neppure io. Comunque, lui e piu esperto di noi in planetologia, e senza dubbio sa quel che fa.
— Gia, pero vorrei saperlo anch’io.
— Be’, chiediglielo.
Pelorat fece una smorfia. — Ho sempre paura di disturbarlo. Secondo me, Trevize e convinto che dovrei sapere certe cose senza bisogno di delucidazioni.
Bliss disse: — Figurati, Pel. Lui non esita a rivolgerti delle domande quando si tratta di chiarificazioni su certi aspetti dei miti e delle leggende della Galassia che potrebbero esserci utili. Tu sei sempre pronto a spiegare, no, quindi perche lui non dovrebbe esserlo? Vai a chiedergli quello che ti interessa. E se si secchera, be’, sara un’ottima occasione per abituarsi ad essere socievole, cosa di cui ha bisogno.
— Mi accompagni?
— No. Voglio rimanere con Fallom e cercare di fargli afferrare il concetto dell’Universo. E se ti spieghera qualcosa, puoi sempre riferirmela in seguito.
9
Pelorat entro nella sala comandi circospetto, e noto con piacere che Trevize fischiettava tra se, chiaramente di buon umore.
— Golan…
Trevize alzo lo sguardo. — Janov! Entri sempre in punta di piedi! Guarda che non e reato disturbarmi… Chiudi la porta e siediti. Siediti e da un’occhiata!
Indico il pianeta sullo schermo e continuo: — Ho trovato solo un paio di crateri, tutti molto piccoli.
— E questo e un fatto importante, Golan?
— Importante? Eccome! Come puoi chiedermelo?
Pelorat si strinse nelle spalle. — Per me e tutto un mistero. Studiavo storia all’universita… sociologia e psicologia come materie secondarie, ed anche lingue e letteratura, soprattutto antica… e mi sono laureato in mitologia. La planetologia e un campo estraneo per me, come qualsiasi altra scienza fisica.
— Be’, non c’e nulla di male, Janov. Quello che sai, mi va benissimo. La tua conoscenza delle lingue antiche e della mitologia ci e stata di grande utilita, e non c’e bisogno che te lo ripeta… La planetologia lasciala pure a me. Nessun problema — lo rassicuro Trevize. E prosegui. — Vedi, Janov, i pianeti si formano in seguito alla fusione violenta di oggetti piu piccoli. Gli ultimi oggetti che si scontrano lasciano come impronta dei crateri. Potenzialmente, beninteso. Se un pianeta e abbastanza grande da essere un gigante gassoso, avremo essenzialmente un pianeta liquido sotto un’atmosfera gassosa, e le ultime collisioni, per la componente liquida, non lasceranno alcuna traccia.
«Sui pianeti piu piccoli, e pertanto solidi, indipendentemente dalla loro natura rocciosa o ghiacciata, i crateri invece sono impronte ben visibili, che rimarranno finche non interverra un agente esterno a cancellarli. Esistono tre tipi di agenti di cancellazione… chiamiamoli cosi.
«Primo… un mondo puo avere una superficie ghiacciata che ricopra uno strato liquido. In questo caso, un oggetto collisivo penetrera attraverso il ghiaccio ed affondera. Il ghiaccio pero si riformera, cicatrizzando la ferita, per cosi dire. Un pianeta, o un satellite, di questo tipo sara per forza molto freddo e non avra caratteristiche di abitabilita.
«Secondo… se un pianeta ha una intensa attivita vulcanica, allora un flusso costante di lava, od una caduta di ceneri, riempira e cancellera definitivamente qualsiasi cratere della superficie. Anche in questo caso, e chiaro che il pianeta non sara abitabile.
«Il terzo caso riguarda i mondi abitabili… Questi mondi possono avere calotte polari, ma la maggior parte degli oceani deve essere allo stato liquido. Possono avere dei vulcani attivi, ma i vulcani non devono essere in numero eccessivo ne troppo concentrati. Questi mondi non possono cicatrizzare i crateri, ne riempirli. Ci sono comunque gli effetti dell’erosione. Il vento e l’acqua eroderanno i crateri, ed in presenza di forme di vita, be’, sappiamo che anche l’azione degli esseri viventi sia fortemente erosiva. Capito?
Pelorat riflette un attimo. — Ma, Golan… non ti capisco affatto. Questo pianeta al quale stiamo avvicinandoci…
— Atterreremo domani — preciso allegro Trevize.
— Questo pianeta non ha oceani…
— Solo minuscole calotte polari.
— E non ha neppure un’atmosfera vera e propria…
— La densita della sua atmosfera corrisponde ad un centesimo di quella di Terminus.
— E non ha forme di vita…
— Stando ai rilevamenti, no.
— Allora, cosa puo aver cancellato i crateri?
— Gli oceani, un’atmosfera, e delle forme di vita — rispose Trevize. — Ascolta, se questo pianeta fosse stato privo di aria e di acqua fin dall’inizio, i crateri formatisi esisterebbero ancora. L’assenza di crateri dimostra che un tempo l’aria e l’acqua non mancavano, che forse in un passato abbastanza recente esistevano degli oceani ed un’atmosfera di dimensioni notevoli. Inoltre, si vedono enormi bacini, che una volta contenevano senza dubbio dei mari, e numerosi alvei di fiumi, che adesso naturalmente sono asciutti. Quindi, l’erosione c’era, non e cessata da molto tempo, infatti non si sono potuti formare molti crateri.
Pelorat sembrava dubbioso. — Non saro un planetologo… ma direi che se un pianeta e abbastanza grande da avere avuto un’atmosfera, per qualche miliardo d’anni, magari… be’, ecco, mi pare impossibile che possa perderla cosi all’improvviso, no?
— Sono d’accordo — annui Trevize. — Comunque, questo mondo indubbiamente ospitava la vita prima che la sua atmosfera scomparisse… la vita umana, probabilmente. Immagino che fosse un mondo terraformato, come quasi tutti i mondi abitati della Galassia. Il guaio e che non sappiamo in che stato fosse prima dell’arrivo dell’umanita, ne cosa sia stato fatto per adattarlo agli esseri umani, ne in quali circostanze la vita sia scomparsa. Forse si e verificata una catastrofe che ha risucchiato tutta l’atmosfera, provocando la fine della vita. Forse su questo pianeta esisteva qualche strano squilibrio, che gli esseri umani hanno tenuto sotto controllo finche sono rimasti qui, e che ha innescato un processo di disgregamento atmosferico quando l’umanita se n’e andata. Puo darsi che troviamo la risposta quando atterreremo. Comunque, non e che abbia importanza.
— E che importanza puo avere il fatto che un tempo qui ci fosse la vita, se adesso non c’e piu? Non vedo la differenza tra un pianeta inabitabile da sempre ed uno inabitabile solo in un secondo tempo.
— Su un pianeta diventato inabitabile solo in un secondo tempo, si trovano delle rovine lasciate dai suoi vecchi abitanti.
— Su Aurora c’erano delle rovine, ma…
— Certo, pero su Aurora c’erano stati ventimila anni di pioggia e di neve, di gelo e di disgelo, di vento e di cambiamenti di temperatura. E c’era anche la vita, ricorda. Non c’erano esseri umani, ma c’erano parecchie forme di vita. Le rovine subiscono lo stesso processo di erosione dei crateri. Anzi, lo subiscono piu in fretta. E dopo ventimila anni, non rimaneva nulla che potesse esserci utile… Su questo pianeta, invece, nonostante il tempo trascorso, sono mancate le intemperie, la vita. Si sono avuti solo dei cambiamenti di temperatura: quindi troveremo dei resti ancora in buono stato.
— Sempre che esistano — mormoro dubbioso Pelorat. — Forse su questo pianeta non e mai esistita alcuna forma di vita, di vita umana almeno… forse la scomparsa dell’atmosfera e stata causata da qualche evento naturale estraneo all’opera dell’uomo.
— No, no — disse Trevize. — E inutile che cerchi di contagiarmi col tuo pessimismo, perche malgrado la distanza ho gia individuato i resti di quella che un tempo era sicuramente una citta… Quindi, domani atterriamo.
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